Qigong a Milano: stage del M° Pietro Malnati durante il raduno MSP Italia – PWKA del 4 e 5 ottobre 2014.

Il M° Pietro Malnati terrà, domenica 5 ottobre 2014, dalle ore 15.30 alle ore 17.00, uno stage di “Qigong” (Yangsheng Zhuang e Yangsheng Daoyin), presso il Centro Sportivo Pavesi di Milano, Via De Lemene 3, durante il “Corso di Aggiornamento Tecnico – Settore Arti Marziali Cinesi” di MSP Italia – PWKA (in programma per il 4 e 5 ottobre 2014).

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Il Liezi, ovvero il (libro del) Maestro Lie: il meno noto dei classici daoisti.

Il daoismo è, assieme al confucianesimo, una delle due correnti filosofiche e religiose autoctone cinesi che hanno maggiormente influenzato, e influenzano tuttora, ogni aspetto della cultura e della vita della Terra di Mezzo.

Verso la fine della dinastia Zhou (1046 – 256 a.C.), nella cosiddetta epoca degli Stati Combattenti (475 – 221 a.C.), la crisi dell’Impero e le lotte tra i feudatari portarono alla nascita delle “cento scuole filosofiche” che si interrogavano sull’esistenza o meno di una “giusta Via” (un giusto “Dao”) e, di conseguenza, di una “giusta Dottrina” in grado di individuare e indicare le regole cui l’individuo e le istituzioni pubbliche devono attenersi per progredire e prosperare in pace e in armonia. Proprio nel dibattito tra le due scuole di pensiero allora prevalenti, la confuciana e la moista, si inserì la visione daoista come alternativa alle posizioni di entrambe: se per i confuciani il “giusto Dao” andava ricercato nei valori morali, ormai perduti, degli inizi della dinastia Zhou (la cui etica – cioè la “dottrina dei valori” – doveva essere recuperata e applicata all’organizzazione familiare e statale) e per i moisti, invece, nell’armonia con la “natura” (nell’individuazione, quindi, di un’etica razionale), i daoisti arrivarono a dire che nulla è, in assoluto, vero o falso, giusto o sbagliato, corretto o scorretto, ma tutto dipende dal contesto e, in ultima analisi, dal punto di vista di ciascuno (dalla “propria visione” della realtà). Quindi se la realtà non è assoluta e non è descrivibile a parole (“Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao”: così inizia il testo noto come “Daodejing”), non resta che abbandonarsi all’esperienza personale del “Vuoto”, dell’”assenza di Forma”, dell’”eterno Dao”, da cui tutto arriva e a cui tutto fa ritorno….

Dunque il daoismo propone il rifiuto del ragionamento come strumento per giudicare il giusto e lo sbagliato e il ritorno alla spontaneità perduta, all’esperienza del “Vuoto”, al “lasciarsi fluire nel corso che ci è proprio”: è questo il concetto di “Wuwei” (letteralmente: “non azione”) che non è immobilità, bensì “azione allineata al Dao”, al movimento spontaneo della Vita, senza imporre la propria volontà e il proprio giudizio.

Il pensiero daoista è contenuto in tre testi classici fondamentali:

  1. Il Laozi (letteralmente: “Vecchio Maestro”), noto anche come Daodejing (il “Libro della Via e della Virtù”), è un testo composto da aforismi dal significato spesso ermetico, divisi in 81 brevi capitoli. Sono oggetto di dibattiti tra gli studiosi la datazione storica dell’opera (presumibilmente realizzata tra il IV e il III secolo a.C.) e se Laozi sia effettivamente vissuto (quindi il testo potrebbe essere la raccolta di materiale composto da più autori);
  2. Il Zhuangzi (letteralmente: “Maestro Zhuang”) è un testo narrativo, ricco di aneddoti, composto da 33 capitoli, di cui i primi 7 attribuibili effettivamente al Maestro Zhuang (369 – 286 a.C.), mentre i restanti 26 ai suoi discepoli. La versione giunta ai nostri giorni è, probabilmente, del III secolo d.C.;
  3. Il Liezi (letteralmente: “Maestro Lie”) è, come il Zhuangzi, un testo narrativo, composto da 8 capitoli. Anche in questo caso sono oggetto di dibattiti la datazione dell’opera (ai nostri giorni è pervenuta una versione del 370 d.C., accompagnata da un commentario di Zhang Zhan) e se Liezi sia effettivamente vissuto (per alcuni studiosi si tratterebbe di un Maestro nato prima di Zhuang).

Proclamato “Terzo Classico Daoista” dall’Imperatore Xuanzong (che regnò dal 712 al 756 d.C.) della dinastia Tang, il Liezi è sicuramente meno noto degli altri due testi sopra citati, ma presenta il pregio di essere comprensibile (quindi dai significati meno “oscuri” rispetto agli aforismi del Daodejing) e di facile lettura (a differenza del Zhuangzi, dove, a volte, non è agevole seguire il filo logico della narrazione). Anzi, ricco di favole e parabole, è di lettura piacevole e consente una comprensione del pensiero daoista “pragmatica” attraverso, appunto, esempi e aneddoti volti ad avvalorare una determinata tesi, di volta in volta proposta.

Alcuni passi del Zhuangzi e del Liezi sono identici o presentano poche modifiche e il Maestro Lie (come gli stessi Maestri Lao e Zhuang) viene più volte citato nel Zhunagzi: non è da escludere, quindi, che il Liezi sia una compilazione redatta dallo stesso Zhang Zhan (si veda: “Chuang Tzu”, traduzione a cura di Shantena, ed. URRA 2012, Introduzione – pag. XIII) che, per le sopracitate analogie con il Zhuangzi, possiamo ipotizzare si sia avvalso, in parte, del materiale dello Zhuangzi stesso (e forse anche del Daodejing).

Per dare un’idea dei contenuti del Liezi, elenchiamo di seguito i titoli degli 8 capitoli:

  1. Cosmogonia.
  2. Imperatore Giallo.
  3. Re Mu di Zhou.
  4. Confucio.
  5. Domande di Tang.
  6. Forza e destino.
  7. Yang Zhu.
  8. Congiunzioni di eventi e destino.

Gli ultimi due capitoli non sono perfettamente coerenti con i primi sei, infatti il settimo si rifà alle teorie del filosofo edonista Yang Zhu (440 – 360 a.C.), mentre l’ottavo attinge a varie fonti, non tutte daoiste.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

L’Yi Jing: il Libro dei Mutamenti.

L’Yi Jing o “Yijing” (letteralmente “Libro dei Mutamenti” o “Libro delle Mutazioni”, da “Yi” – mutare, cambiare e “Jing” – testo, opera classica), conosciuto anche, con una translitterazione ormai superata, come “I Ching”, è uno dei testi classici cinesi. Alcuni sinologi lo considerano, anzi, il più antico dei testi classici cinesi giunti sino a noi.

La leggenda ne attribuisce la stesura a Fu Xi, il primo Imperatore della Cina, che avrebbe, in modo soprannaturale, ricevuto la “rivelazione” degli otto trigrammi (Ba Gua, da “Ba” – otto e “Gua” – trigramma o esagramma), che sono il cardine dell’opera. Più realisticamente il testo è stato in parte redatto al tempo del Re Wen (che regnò dal 1099 a.C al 1050 a.C.), se non propriamente da lui, e di Zhou Gong (…. – 1032 a.C.), noto anche come “Duca di Zhou”. La struttura definitiva dell’opera è, comunque, frutto di revisioni e integrazioni avvenute durante la Dinastia Zhou Occidentale (1045 a.C. – 771 a.C.). Il testo si presenta come una raccolta di formule e di detti popolari, a cui sono associati dei commenti di epoche successive (che la leggenda vorrebbe stilati da Confucio in persona!); di fatto sono individuabili due parti: il “Classico” o “Jing” e il “Commentario” o “Zhuan”.

Nel corso dei millenni, l’Yi Jing è stato utilizzato come strumento divinatorio e astrologico, ma non solo: vi hanno attinto ampiamente sia i due rami principali della filosofia cinese, il daoismo e il confucianesimo, sia le scienze naturali della Cina, sia l’arte del buon governo e l’arte della guerra della Terra di Mezzo, sia la religione (basti pensare all’uso dei trigrammi in alcuni rituali daoisti, sia ortodossi che eterodossi). La diffusione e l’interesse per l’opera, sia in Oriente che in Occidente, ha però portato a interpretazioni dei contenuti, spesso, volte ad avvalorare la propria visione del mondo e le proprie teorie che nulla hanno a che fare con l’Yi Jing stesso o addirittura col mondo cinese! Questa tendenza ha generato confusione e non una interpretazione e collocazione autentica dell’opera.

Genuino, profondo e “autoctono” è sicuramente l’influsso del Libro dei Mutamenti sul pensiero daoista e confuciano: chiari riferimenti li riscontriamo, infatti, sia in alcuni aforismi del “Daodejing” (letteralmente “Il Libro della Via e della Virtù”, di datazione alquanto incerta e di attribuzione, altrettanto incerta, a Laozi), sia nei “Dialoghi” (“Lun Yu”, letteralmente “Discussione sulle Parole”: raccolta di conversazioni di Confucio e dei suoi discepoli, databile tra il 479 a.C. e il 221 a.C.), dove troviamo spesso il concetto di “Mutamento”, di continua trasformazione, come cardine dell’Universo e della Vita (diremmo del Macrocosmo e del Microcosmo, in cui avviene costantemente il trapasso di un fenomeno in un altro). Altrettanto genuina e certa è l’origine “oracolare” dell’Yi Jing: nell’antica Cina gli oracoli si usavano per ogni cosa, ma anche ai giorni nostri ne riscontriamo un ampio impiego per le finalità più disparate.

Trigrammi e esagrammi: da quattro a otto a sessantaquattro segni.

Nell’Yi Jing troviamo delle rappresentazioni di linee intere e spezzate, che combinate in terne originano otto cosiddetti “trigrammi”. Due trigrammi sovrapposti generano sessantaquattro “esagrammi”. Trigrammi e esagramma rappresentano “ciò che avviene in cielo e in terra”, nel Macrocosmo e nel Microcosmo, e il commento associato, adeguatamente interpretato, fornisce l’oracolo.

Tornando alle rappresentazioni (trigrammi e esagrammi), esse sono composte da linee intere e linee spezzate: la linea intera rappresenta lo Yang (o anche il Cielo), la linea spezzata lo Yin (o anche la Terra). Dalla loro combinazione si originano, quindi, quattro coppie di linee intere e spezzate sovrapposte (due linee intere, due linee spezzate, una linea intera sovrapposta ad una spezzata e una linea spezzata sovrapposta ad una intera). Aggiungendo un ulteriore elemento lineare si passa dal sistema binario alle otto triplette che descriviamo qui sotto, indicandone il nome e l’immagine associata:

  1. Una linea spezzata, una intera e una spezzata (Yin-Yang-Yin) – Kan (K’an) – Acqua.
  2. Una linea intera e due linee spezzate (Yang-Yin-Yin) – Gen (Ken) – Monte.
  3. Due linee spezzate e una linea intera (Yin-Yin-Yang) – Zhen (Chen) – Tuono.
  4. Due linee intere e una linea spezzata (Yang-Yang-Yin) – Xun (Sun) – Vento.
  5. Una linea intera, una spezzata e una intera (Yang-Yin-Yang) – Li (Li) – Fuoco.
  6. Tre linee spezzate (Yin-Yin-Yin) – Kun (K’un) – Terra.
  7. Una linea spezzata e due intere (Yin-Yang-Yang) – Dui (Tui) – Lago.
  8. Tre linee intere (Yang-Yang-Yang) – Qian (C’hien) – Cielo.

Gli otto trigrammi rappresentano tutte le possibili combinazioni tra Yin e Yang e, quindi, tutte le forze in azione e in trasformazione nel Mico e Macrocosmo. Sovrapponendo a turno gli otto trigrammi otteniamo (otto x otto) i sessantaquattro esagrammi dell’Yi Jing, composti, quindi, ciascuno da un trigramma superiore e da un trigramma inferiore.

Le otto direzioni e la Carta di Battaglia.

Tralasciamo indicazioni sull’uso divinatorio dell’Yi Jing per fare, invece, menzione al collegamento con le “otto direzioni” e al suo utilizzo nella “Carta di Battaglia”.

Oltre ai “cinque punti cardinali” (Nord, abbinato all’Elemento Acqua; Est, abbinato all’Elemento Legno; Sud, abbinato all’Elemento Fuoco; Ovest, abbinato all’Elemento Metallo; Centro, abbinato all’Elemento Terra), in cinesi considerano, tradizionalmente, “otto direzioni”, messe in relazione con gli otto trigrammi sopra descritti. Procedendo in senso orario e ponendo il Nord in alto, avremo:

  1. Nord, associato a Kan.
  2. Nord-Est, associato a Gen.
  3. Est, associato a Zhen.
  4. Sud-Est, associato a Xun.
  5. Sud, associato a Li.
  6. Sud-Ovest, associato a Kun.
  7. Ovest, associato a Dui.
  8. Nord-Ovest, associato a Qian.

Queste otto direzioni sono espressamente indicate nel “Commentario” (Zhuan) dell’Yi Jing.

Tracciati in cerchio, nelle direzioni sopra indicate, gli otto trigrammi configurano la cosiddetta “Carta di Battaglia”, utilizzata in alcuni riti daoisti (come quelli svolti per erigere l’altare daoista o in alcuni riti esoterici), ma anche con finalità (anticamente) militari. Risulta evidente che il trigramma Gen rappresenta il punto di maggior vulnerabilità di un esercito accerchiato dai nemici: se la prima linea Yang (linea intera) e quindi “forte”, viene sopraffatta dal nemico, questo troverà due linee spezzate Yin “deboli” e potrà penetrare all’interno dello schieramento difensivo! Nessun nemico attaccherà mai la posizione Qian (tre linee intere, Yang), in quanto invulnerabile, ma nemmeno la posizione Kun (tre linee spezzate, Yin) poiché sarebbe una strategia troppo ovvia e sicuramente troverebbe, a difesa, un esercito in agguato. L’esito della battaglia si giocherà, quindi, a livello Gen (che sembra forte ma è debole!).

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Qigong a Gallarate: presentazione di un corso e lezione di prova condotte dal M° Pietro Malnati.

Il Maestro Pietro Malnati presenterà, mercoledì 24 settembre 2014, dalle ore 20.45 alle ore 21.45, la Disciplina Energetica Cinese “Qigong“, presso la Scuola di Yoga Rhamni di Gallarate, Corso Sempione 11. Durante la presentazione sarà possibile partecipare ad una lezione di prova. Chi sarà interessato potrà poi iscriversi ad uno specifico corso che partirà il mercoledì successivo, sempre dalle ore 20.45 alle ore 21.45, per 12 incontri.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Yiquan (Dachengquan) e Qigong in provincia di Lecco, col M° Pietro Malnati.

Il M° Pietro Malnati sarà presente al “MSP DAY” che avrà luogo domenica 7 settembre 2014 a Ballabio (Lecco). Durante l’evento sarà possibile partecipare a lezioni di prova gratuite di Yiquan (noto anche come “Dachengquan“) e Qigong.

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Yiquan (Dachengquan) e Qigong a Varese: ripartono i corsi col M° Pietro Malnati.

A settembre ripartiranno sia i corsi di Yiquan-Dachengquan (il lunedì, dalle ore 19 alle ore 20), sia quelli di Qigong (il lunedì, dalle ore 20.15 alle ore 21.15) tenuti  dal M° Pietro Malnati (Maestro 6° Chieh di Yiquan-Dachengquan Gongfu e Yangsheng Qigong, riconosciuto come “Caposcuola” dalla Professional Wushu Kungfu Association Club Italia – PWKA, e dal Movimento Sportivo Popolare Italia – MSP/CONI, nonchè Insegnante Qigong e Operatore Tuina e Tuina per Bambini, riconosciuto dall’Associazione Professionale degli Operatori Tuina-Qigong e Tecniche Orientali – OTTO), presso “Servizi Salute Belforte”, viale Belforte 178 – Varese.

Lo Yiquan, noto anche come “Dachengquan”, è una disciplina tradizionale cinese, simile al Taijiquan (scritto anche, con una translitterazione ormai superata, “Tai Chi Chuan”) ma più essenziale: sviluppa la forza (fisica e interiore) e aumenta la capacità di coordinazione motoria, abilità utili nella la vita di tutti i giorni e applicabili anche per la difesa personale.

Il Qigong (scritto anche, con una translitterazione ormai superata, “Chi Kung“) è una disciplina energetica cinese che si avvale di esercizi fisici, respiratori e mentali (meditazioni/visualizzazioni), nonché di metodiche di rilassamento e di auto massaggio. Migliora il benessere generale, aumena la vitalità e allena la mobilità dell’apparato locomotore.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Moxa (detta anche Moxibustione o Jiu) a Varese: sessioni individuali e corsi col M° Pietro Malnati.

Le Discipline Energetiche Tradizionali Cinesi comprendono anche la Moxa. Con tale termine (o “Moxibustione”, ma il vocabolo cinese è “Jiu”: infatti Moxa è un sostantivo inglese che deriva dai caratteri giapponesi “Moe” e “Kusa”, che significano rispettivamente “bruciare” e “erba”) si indica l’applicazione di calore su Agopunti, Meridiani o aree cutanee, attraverso un “sigaro” di un’erba particolare, l’artemisia, o attraverso l’uso diretto dell’artemisia stessa, opportunamente trattata, sulla pelle del cliente (eventualmente frapponendo una fettina di zenzero bucherellata, una fettina d’aglio, un piccolo strato di fagioli schiacciati, una polvere ottenuta macinando l’aconito e inumidita con acqua o vino bianco, o utilizzando come “base” sale o argilla). L’uso del sigaro di artemisia è sicuramente più semplice e comodo e non presenta il rischio di lasciare bruciature, anche se lievi: proprio per questo noi impieghiamo nelle sessioni individuali e insegniamo durante i nostri corsi questa tecnica “indiretta”, che risulta gradita al cliente e priva di pericoli ed effetti collaterali.

– A che cosa serve la Moxa o Jiu?

La Moxa è utili per migliorare il benessere e aumentare la vitalità dei clienti, attraverso un riequilibrio energetico attuato sulla base delle teorie della filosofia cinese.

– A quando risale il suo utilizzo e quali sono le fonti storiche principali?

Sembra fosse già praticata, come le altre branche dell’Energetica Cinese, all’epoca dell’Imperatore Giallo (2697 a.C. – 2597 a.C.), quindi la sua storia inizia precedentemente a quella data. Ne troviamo sicuramente riferimento in testi su rotoli di seta e su tavolette di bambù, trovati in una tomba risalente al 168 a.C. (comunque della dinastia Han occidentale: 206 a.C. – 9 d.C.) a Mawangdui, presso Changsha (Hunan). Vari testi furono pubblicati nel corso del III secolo d.C. (come “Il metodo di Moxibustione di Chao”). Numerosi sono i riferimenti contenuti, poi, nel Huangdi Neijing (Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo), la cui stesura attuale venne organizzata da Wang Bing (710 – 804 d.C.), quindi durante la Dinastia Tang, ma la redazione vera e propria del trattato risale, probabilmente, al periodo dei Regni Combattenti (453-222 a.C.); su questo punto, però, non tutti i sinologi concordano ed alcuni di loro affermano che il nucleo più antico del testo derivi da fonti databili tra il 400 a.C e il 260 d.C.: dato che il “Classico” si riferisce, comunque, al periodo in cui visse l’Imperatore Giallo, è chiaro che la narrazione riguarda l’epoca in cui tale Imperatore regnava. Altri testi importanti sono il Zhenjiu Dacheng (Grande compendio di agopuntura e moxibustione) del 1601 e il Leijing Tuyi (Ala illustrata al classico delle categorie) del 1624. Numerose sono, poi, le opere contemporanee, non solo cinesi ma anche giapponesi e occidentali.

– Che cos’è l’artemisia e come si confezionano i sigari?

L’artemisia è un’erba perenne della famiglia delle composite, diffusa in Europa, in Cina e in Giappone, in diverse varietà. Tradizionalmente quest’erba veniva raccolta nel quinto mese lunare e fatta essiccare al sole per tre anni. Della pianta si utilizzavano le foglie (private delle nervature) polverizzate ed eventualmente addizionate ad altre sostanze, come lo zenzero, il pangolino, etc.. Ora si usano, generalmente, solo le foglie ed eventualmente i boccioli, raccolti ad inizio estate, macinati e filtrati dopo un’essiccazione valutata come “sufficiente” a consentire una combustione graduale e senza fiamma, proprietà fondamentali per un’applicazione del calore “delicato”. Dopo la macinazione e la filtratura, il prodotto ottenuto è detto “lana Moxa”: questa lana viene arrotolata con carta di gelso di colore bianco, formando un “sigaro” di lunghezza pari a circa 20 cm. (6 cun utilizzabili, corrispondenti alla larghezza di circa 6 pollici o di 8 dita della mano di un adulto). Il sigaro viene poi avvolto in carta colorata, che funge da protezione e viene rimossa, parzialmente, prima dell’uso.

– Come si accendono e si spengono i sigari di Moxa e quanto durano?

I sigari vengono accesi ad una delle estremità con un fiammifero o con un accendino e vi si “soffia sopra” per rendere tutta la sezione incandescente e produrre un consumo regolare. Per spegnere il sigaro si utilizzano “spegni Moxa”, in legno o in metallo, che fungono anche da supporto per il bastoncino dopo l’utilizzo (per questo vengono indicati, a volte, col termine “porta e spegni Moxa”): si tratta di recipienti con diametro di poco superiore a quello del sigaro, che “soffocano” la brace, isolandola dall’ossigeno dell’aria. E’ anche possibile tagliare la punta del bastoncino o immergerla in acqua: in quest’ultimo caso è consigliabile aspettare almeno 48 ore prima di riaccendere il prodotto, per consentire che si asciughi bene e che la combustione sia, di conseguenza, nuovamente graduale.

Per quanto riguarda la durata, ogni cun brucia per circa 10-12 minuti: quindi i 6 cun del bastoncino consentono un utilizzo di durata compresa tra i 60 e i 72 minuti circa.

– Ci sono controindicazioni all’utilizzo della Moxa?

L’utilizzo della Moxa indiretta (cioè dei sigari di artemisia) è piacevole per il cliente (che percepisce una gradevole sensazione di calore sulla pelle), sicuro e assolutamente privo di controindicazioni e di effetti collaterali. Per prudenza e buon senso, si sconsiglia di effettuare sessioni solo con persone con febbre alta (oltre i 38°), su zone cutanee che presentano lesioni ben visibili e con bambini molto piccoli.

– Quali sono i metodi di Moxibustione?

I metodi di impiego del sigaro di Moxa sono almeno cinque:

  1. Il sigaro di Moxa è mantenuto fisso sul punto scelto, alla distanza di circa 2-3 cm., allontanandosi temporaneamente per 3-4 secondi se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi , il tutto per circa 3-5 minuti (o poco più);
  2. Il sigaro di Moxa è mosso linearmente, in avanti e indietro, includendo nel tragitto il punto prescelto o percorrendo una porzione di Meridiano comprendente più punti, mantenendosi alla distanza di circa 2-3 cm., per circa 5 minuti (o anche di più);
  3. Il sigaro di Moxa è mosso circolarmente attorno al punto selezionato, alla distanza di circa 2-3 cm., allontanandosi temporaneamente (per 3-4 secondi) se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi, il tutto per circa 5 minuti (o anche di più);
  4. Il sigaro di Moxa è avvicinato e distanziato più e più volte al/dal punto scelto, con movimento detto “a becchettio” o a “beccata di passero”, allontanandosi temporaneamente (per 3-4 secondi) se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi, il tutto per 2-5 minuti (dato che questa tecnica è molto riscaldante, non si superano di solito i 5 minuti, anzi generalmente ci si mantiene sui 2-3 minuti al massimo);
  5. Il sigaro di Moxa è mosso lentamente lungo i Meridiani (o alcuni tratti di essi), seguendo il flusso del Qi, alla distanza di circa 2-3 cm., per un tempo variabile a seconda del numero dei Meridiani selezionati (dato che questa tecnica è meno riscaldante delle altre citate, sul singolo meridiano ci si può mantenere per 20 minuti o anche di più, e l’intera sessione può durare quasi quanto una di Tuina).

Se eseguita su singoli punti, ogni sessione di Moxa ne comprende di solito non più di 6, ma l’aggiunta di un numero maggiore di punti non è vietata.

– Se non si ha a disposizione un sigaro di Moxa, è possibile utilizzare una sigaretta o un sigaro di tabacco?

Nonostante alcuni accettino questa possibilità, noi siamo decisamente contrari: il fumo prodotto dalla combustione del tabacco della sigaretta o del sigaro, anche se non “aspirato”, è sicuramente nocivo, a differenza di quello prodotto con il sigaro di artemisia. Esistono poi differenze sul tipo di calore sprigionato (radiazione termica): meglio restare, quindi, fedeli alla tradizione!

– Quali sono i vantaggi della Moxa?

Essendo piacevole per il ricevente e, come già detto, priva di rischi e di effetti collaterali, la Moxa (in sigari) può rappresentare un’interessante completamento delle sessioni di Tuina ed essere insegnata nei corsi di Tuina, di Qigong e di Automassaggio; può anche essere oggetto di sessioni specifiche, in cui si utilizza il Jiu come tecnica unica. Presenta, inoltre, il vantaggio di essere estremamente semplice e, quindi, può essere praticata direttamente dal cliente su sé stesso, dopo aver appreso dall’operatore le necessarie conoscenze, abilità e competenze tecniche.

Programma sintetico del corso base.

Per quanto riguarda i cinque metodi principali di utilizzo del sigaro di Moxa, questi sono stati già indicati più sopra e saranno tutti presentati durante i nostri corsi.

Tali metodi vengono applicati su punti o Meridiani o aree cutanee, localizzati in diverse zone del corpo.

Analizzeremo le modalità di localizzazione dei punti/Meridiani/aree cutanee e di applicazione dei metodi con riferimento a:

  1. TESTA;
  2. COLLO;
  3. SPALLE;
  4. BRACCIA;
  5. GOMITI;
  6. AVAMBRACCI;
  7. POLSI;
  8. MANI;
  9. TORACE;
  10. ADDOME;
  11. SCHIENA;
  12. ANCHE;
  13. COSCE;
  14. GINOCCHIA;
  15. GAMBE;
  16. CAVIGLIE;
  17. PIEDI.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

 

 

 

Tecniche di Comunicazione Efficace a Varese: programma dei corsi col M° Pietro Malnati.

Tutti noi, quotidianamente, abbiamo a che fare con persone non solo per motivi professionali, ma per qualsiasi attività, anche banale: dall’acquisto di generi alimentari, alla visita dal medico, ai rapporti “obbligati” con i vicini, etc.. Proprio per questo è importante essere in grado di farsi capire e di capire i nostri interlocutori, evitando incomprensioni, attriti o veri e propri contrasti.

Gli studi sulla comunicazione umana risalgono agli anni Sessanta, come applicazione dell’approccio etologico di Konrad Lorenz (zoologo austriaco, padre della “ricerca comparata sul comportamento animale”) all’analisi del linguaggio non verbale umano. Per quanto riguarda, però, l’interesse per la comunicazione verbale e per l’abilità a tradurre i pensieri in parola in modo chiaro e adeguato alle diverse circostanze, esso è assai più antico: all’inizio del Novecento, Dale Carnegie già teneva corsi per sviluppare la capacità “di esprimere le proprie idee, di comandare, di suscitare entusiasmo tra i collaboratori” (da “How to win friends and influence people” di D. Carnegie).

Entrambi gli aspetti, verbale e non verbale, della comunicazione (che sintetizzeremo con le sigle CV e CNV) sono sicuramente rilevanti, ma uno studio pubblicato nel 1967 dallo psicologo statunitense Albert Mehrabian, docente della UCLA, dimostra che il “contenuto” della comunicazione (quindi la CV) influisce sull’interlocutore solo per il 7%, mentre il “linguaggio del corpo” e il “paraverbale”, cioè la voce, (quindi la CNV) incidono rispettivamente per il 55% e per il 38%! Tale studio riguardava la comunicazione di “sentimenti e atteggiamenti” e non è, di conseguenza, applicabile in contesti diversi, come ebbe modo di precisare lo stesso Mehrabian: non dobbiamo, quindi, sminuire l’importanza dei “contenuti”, degli aspetti verbali. Accanto alla capacità di espressione semplice e chiara (che deve sempre essere ricercata, esercitata e applicata) e all’acquisizione di abilità “retoriche” (abilità, cioè, di organizzare il linguaggio in modo tale che “a una proposizione segua una conclusione”) vanno comunque sicuramente introiettate competenze di lettura del linguaggio del corpo, nelle sue diverse componenti, e adottato un approccio globale alla comunicazione che sia efficace ed efficiente e ci consenta di migliorare le nostre capacità di interagire con il prossimo.

Programma sintetico dei corsi.

Indichiamo, di seguito, alcuni degli argomenti che trattiamo durante i corsi base di “Comunicazione Efficace”. Tali argomenti possono poi essere approfonditi e/o integrati con nuove tematiche, a seconda delle esigenze dei partecipanti, durante incontri successivi. In particolare, possono essere strutturati corsi specifici per venditori, per insegnanti o per altre categorie di utenti.

  1. ORIGINE DEGLI STUDI SULLA COMUNICAZIONE UMANA E APPROCCI ALTERNATIVI;
  2. LA COMUNICAZIONE VERBALE (CV) E LA COMUNICAZIONE NON VERBALE (CNV);
  3. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE NELLE SUE VARIE MODALITA’:

– IL RAPPORTO CON LO SPAZIO (PROSSEMICA);

– IL CONTATTO FISICO, SU SE’ STESSI, SUGLI ALTRI O ACCETTATO DAGLI ALTRI (DIGITALE);

– I MOVIMENTI DEL CORPO, DELLO SGUARDO E LE ESPRESSIONI DEL VOLTO (CINESICA, che comprende sia la MIMICA che l’ATTEGGIAMENTO CORPOREO);

– SUONI E RUMORI PRODOTTI CON LA VOCE O CON PARTI DEL CORPO (PARALINGUISTICA);

– VARIAZIONI NEL TONO DELLA VOCE E LE PAUSE NEL VERBALE (PROSODIA);

– L’ASPETTO ESTERIORE (l’abbigliamento, il trucco, l’acconciatura, etc., cioè tutto ciò che è ARTEFATTO);

4. COME INTERPRETARE I SEGNALI PROVENIENTI DALLA COMUNICAZIONE NON VERBALE:

– I SEGNALI CHE INDICANO UNA RIDUZIONE DELLA TENZIONE EMOTIVA;

– I SEGNALI CHE INDICANO GRADIMENTO;

– I SEGNALI CHE INDICANO SGRADIMENTO O RIFIUTO;

– ALTRI INDICATORI;

5. COME UTILIZZARE LA COMUNICAZIONE NON VERBALE E I SEGNALI PROVENIENTI DA ESSA PER COMPRENDERE MEGLIO I NOSTRI INTERLOCUTORI E PER COMUNICARE CON LORO CON PIU’ EFFICACIA (sia attraverso la nostra CNV che attraverso la nostra CV);

6. I SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI DEI NOSTRI INTERLOCUTORI: COME INDIVIDUARLI E COME UTILIZZARLI PER COMUNICARE CON PIU’ EFFICACIA (sia attraverso la nostra CNV che attraverso la nostra CV);

7. LA SIMBOLOGIA NELLA COMUNICAZIONE E COME UTILIZZARLA PER COMUNICARE CON PIU’ EFFICACIA (sia attraverso la nostra CNV che attraverso la nostra CV);

8. LA COMUNICAZIONE VERBALE E COME USARLA AL MEGLIO:

– ELEMENTI DI RETORICA;

– EPRIMERE IL PROPRIO PENSIERO IN MODO SEMPLICE E CHIARO, SEGUENDO I SEGNALI DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE DEI NOSTRI INTERLOCUTORI E RISPETTANDO I LORO SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI E SIMBOLICI;

– STRATEGIE E STRATAGEMMI NELLA COMUNICAZIONE: UN AIUTO IN PIU’;

– ALCUNI CONSIGLI, SEMPRE VALIDI, MUTUATI DAL COMPORTAMENTO ANIMALE;

9. COME CAPIRE SE UNA PERSONA MENTE O DICE LA VERITA’;

10. ESERCITAZIONI PRATICHE SULLE TECNICHE STUDIATE.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

Tecniche di Rilassamento, Visualizzazione e Meditazione a Varese: programma dei corsi col M° Pietro Malnati.

Il sostantivo “rilassamento” indica l’allentamento di uno stato di tensione ed è “spesso associato ad un’idea di riposo distensivo” (Devoto-Oli); spesso è utilizzato, nel linguaggio comune, in riferimento al rilassamento dei muscoli e dei nervi. Lo stesso sinonimo “distensione”, fa riferimento alla “cessazione di uno stato di tensione e conseguente ritorno alla normalità” (ibidem). Entrambi i sostantivi si contrappongono, quindi, a “tensione”, termine che indica uno “stato di notevole eccitabilità, o sforzo intellettuale particolarmente acuto, accompagnato da ansiosità” (ibidem).

La vita frenetica odierna ci sottopone, quotidianamente, a situazioni di forte stress, che generano tensione muscolare e una percezione di benessere diminuito: ci si può sentire “svuotati”, senza energia, con un livello, per dirla in altro modo, di vitalità basso. Da qui l’importanza di imparare delle “Tecniche di Rilassamento” che ci aiutino a recuperare una situazione di “allentamento tensionale”, di benessere, di vitalità eccellente.

La rilevanza di dedicare del tempo, quotidianamente, per ritrovare, consolidare e approfondire uno stato di tranquillità ottimale ha portato, sia in Oriente che in Occidente, alla nascita di varie metodiche o addirittura di vere e proprie Arti del Benessere (come il Training Autogeno in Occidente o come lo Yoga, il Qigong, etc. in Oriente) per predisporsi alla calma, attraverso il rilassamento dei muscoli e la “distrazione della mente dai problemi quotidiani”. Queste metodiche consentono di “recuperare energia”, di sentirsi riposati, ricaricati e pronti ad affrontare le nuove sfide che la vita ci presenta.

Ma quali sono gli strumenti che queste Arti utilizzano? Possiamo elencarne, di seguito, alcuni, a titolo di esempio:

  1. La ripetizione di affermazioni positive, nel nostro caso richiamanti situazioni di calma e tranquillità (utilizzate nel Metodo Coué, nel Training Autogeno, nello Yoga Nidra, etc.);
  2. L’utilizzo dell’immaginazione/visualizzazione, nelle modalità indicate in alcuni dei punti seguenti, comunque sempre rivolte a evocare situazioni di benessere o finalizzate a “distrarre la mente”, come già citato più sopra (impiegate nel Metodo Coué, nello Yoga Nidra, nel Qigong, etc.);
  3. La percezione del corpo “pesante”, ove la pesantezza richiama l’idea della distensione muscolare (utilizzata nel Training Autogeno, nello Yoga Nidra, etc.);
  4. La percezione del corpo “caldo”, ove il calore richiama l’idea della vasodilatazione, presente in caso di rilassamento muscolare (impiegata nel Training Autogeno, nello Yoga Nidra, nel Qigong, etc.);
  5. La respirazione lenta e profonda, tipica delle situazioni di calma (utilizzata nello Yoga, nel Qigong, etc.);
  6. L’utilizzo di movimenti lenti, come lenti sono i movimenti in caso di assenza di fretta, di tensione, etc. (impiegati nel Qigong, negli Stili Interni di Wushu, etc.);
  7. L’autoconvincimento di stare per addormentarsi, situazione che può avvenire solo in caso di rilassamento (utilizzato nel Qigong, etc.);
  8. L’utilizzo di tecniche vocali, come la ripetizione di suoni o Mantra, che aiutano a distogliere la mente da pensieri disturbanti (impiegate nello Yoga, nel Qigong, etc.);
  9. La concentrazione della mente su oggetti, immagini, pensieri o… sul nulla, sempre con la finalità di distrarre il praticante dai problemi quotidiani (utilizzata nello Yoga, nel Qigong, nella Meditazione).

Per Meditazione (dal latino “meditazio”, che significa “riflessione”) intendiamo quella Disciplina che propone la concentrazione su uno o più oggetti, sia fisici, sia rappresentati da immagini o pensieri (Meditazione Riflessiva) o la concentrazione sulla “assenza di pensieri”, quindi sul nulla (Meditazione Ricettiva, che porta alla “consapevolezza senza pensieri”): in entrambi i casi il praticante raggiunge la finalità del rilassamento attraverso l’evitazione di pensieri disturbanti, anche se gli obiettivi possono essere, in alcuni casi (come nella Meditazione Cristiana, nella Meditazione Islamica, nella Meditazione Induista, nella Meditazione Buddhista, nella Meditazione Taoista, etc.) di tipo spirituale.

Programma sintetico dei corsi.

Non esiste un vero e proprio programma dei corsi: questi vengono adattati alle esigenze del singolo o del gruppo, dopo una attenta valutazione delle motivazioni di ciascuno.

A titolo di esempio, possiamo dire che abbiniamo tecniche più centrate sul rilassamento del corpo (di derivazione sia Occidentale che Orientale, con prevalenza delle metodiche mutuate dal Qigong) a visualizzazioni guidate (anch’esse elaborate da Scuole Occidentali o Estremo Orientali) in grado di produrre un relax ancora più profondo attraverso la distrazione della mente da pensieri disturbanti e quindi disfunzionali: l’individuo può, quindi, più facilmente “ricaricarsi”, accrescendo la propria vitalità.

Gli incontri proposti sono sia individuali che di gruppo: i primi si svolgono su appuntamento, i secondi sono strutturati in incontri serali mono o bisettimanali o in seminari nei week-end.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Automassaggio (secondo i principi dell’Energetica Cinese) a Varese: programma dei corsi col M° Pietro Malnati.

Tra le branche dell’Energetica Tradizionale Cinese rientra anche l’Automassaggio lungo i Meridiani e gli Agopunti. A differenza del Tuina (Massaggio Tradizionale Cinese), l’Automassaggio è eseguito direttamente dall’individuo su sé stesso: dopo avere acquisito le necessarie conoscenze, abilità e competenze tecniche attraverso la frequenza di corsi specifici, ognuno può essere in grado, infatti, di occuparsi direttamente del proprio benessere e di aumentare la propria “vitalità”, non dipendendo da altri e, quindi, a “costo zero”. Proprio questo atteggiamento mentale “indipendente” è più riscontrabile nei praticanti di Qigong (Disciplina Energetica Cinese che prevede l’esecuzione di “movimenti lenti”, abbinati a particolari “visualizzazioni” e a una respirazione lenta e profonda) rispetto a quelli di Tuina (che sono mossi da altri intenti, non per questo meno importanti, come quello di istaurare una relazione d’aiuto verso gli altri: per loro, le diverse metodiche di Automassaggio sono strumenti da insegnate ai clienti e rappresentano un utile complemento al lavoro svolto durante le sessioni individuali). E’ forse per questo che l’Automassaggio, pur essendo parte integrante dei corsi sia per “qigongisti” che per “tuinaisti”, è sicuramente più approfondito dai primi. Può costituire, comunque, una materia di studio a sé stante e essere appresa nell’ambito di specifici seminari.

Dal punto di vista storico, opere su quest’Arte sono state pubblicate, principalmente, nelle dinastie Tang (618 – 907), Ming (1368 – 1644) e Qing (1644 – 1912). Negli ultimi anni ha visto un’ampia diffusione in molti paesi, specialmente per la sua praticità, semplicità e per l’assoluta mancanza di effetti collaterali.

Noi proponiamo incontri di Automassaggio serali o concentrati in uno o più week-end, durante i quali i frequentanti hanno la possibilità di imparare le diverse tecniche e le zone/punti/Meridiani su cui applicare le tecniche stesse, seguendo sequenze codificate utili per varie necessità (rilassarsi, aumentare la propria vitalità, etc.).

Programma sintetico del corso base.

Per quanto riguarda le “tecniche”, presentiamo almeno le seguenti:

  1. GUNFA;
  2. YIZHICHAN;

(N.B.: I due metodi sopra indicati non sono utilizzati in tutte le Scuole di Automassaggio, ma noi ne facciamo ampio uso)

  1. ANFA;
  2. ANROUFA;
  3. ROUFA;
  4. MOFA;
  5. TUIFA;
  6. MAFA;
  7. NAFA;
  8. QIAFA;
  9. NIEFA;
  10. CAFA;
  11. NIANFA;
  12. CUOFA;
  13. LEIFA;
  14. SAOSANFA;
  15. JIFA;
  16. PAIFA;
  17. KOUFA;
  18. CHUIFA.

Per quanto riguarda le tipologie delle sequenze delle tecniche sopra riportate, esse differiscono a seconda delle zone del corpo per le quali sono state codificate. Ne proponiamo, quindi, di specifiche per:

  1. TESTA (con particolare riferimento al VISO);
  2. COLLO;
  3. SPALLE;
  4. BRACCIA;
  5. GOMITI;
  6. AVAMBRACCI;
  7. POLSI;
  8. MANI;
  9. TORACE;
  10. ADDOME;
  11. REGIONE LOMBOSACRALE;
  12. ANCHE;
  13. COSCE;
  14. GINOCCHIA;
  15. GAMBE;
  16. CAVIGLIE;
  17. PIEDI.

Presentiamo anche movimenti (rotazioni) per drenare i Meridiani, regolare il Qi (o, meglio, il Qixue) e rilassare le articolazioni, e insegniamo alcune Tecniche Complementari (es.: l’uso del Jiu, altrimenti detto “Moxa“, e delle Boading Jianshen Qiu).

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com