Yiquan (Dachengquan) e Qigong a Varese: ripartono i corsi col M° Pietro Malnati.

A settembre ripartiranno sia i corsi di Yiquan-Dachengquan (il lunedì, dalle ore 19 alle ore 20), sia quelli di Qigong (il lunedì, dalle ore 20.15 alle ore 21.15) tenuti  dal M° Pietro Malnati (Maestro 6° Chieh di Yiquan-Dachengquan Gongfu e Yangsheng Qigong, riconosciuto come “Caposcuola” dalla Professional Wushu Kungfu Association Club Italia – PWKA, e dal Movimento Sportivo Popolare Italia – MSP/CONI, nonchè Insegnante Qigong e Operatore Tuina e Tuina per Bambini, riconosciuto dall’Associazione Professionale degli Operatori Tuina-Qigong e Tecniche Orientali – OTTO), presso “Servizi Salute Belforte”, viale Belforte 178 – Varese.

Lo Yiquan, noto anche come “Dachengquan”, è una disciplina tradizionale cinese, simile al Taijiquan (scritto anche, con una translitterazione ormai superata, “Tai Chi Chuan”) ma più essenziale: sviluppa la forza (fisica e interiore) e aumenta la capacità di coordinazione motoria, abilità utili nella la vita di tutti i giorni e applicabili anche per la difesa personale.

Il Qigong (scritto anche, con una translitterazione ormai superata, “Chi Kung“) è una disciplina energetica cinese che si avvale di esercizi fisici, respiratori e mentali (meditazioni/visualizzazioni), nonché di metodiche di rilassamento e di auto massaggio. Migliora il benessere generale, aumena la vitalità e allena la mobilità dell’apparato locomotore.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Moxa (detta anche Moxibustione o Jiu) a Varese: sessioni individuali e corsi col M° Pietro Malnati.

Le Discipline Energetiche Tradizionali Cinesi comprendono anche la Moxa. Con tale termine (o “Moxibustione”, ma il vocabolo cinese è “Jiu”: infatti Moxa è un sostantivo inglese che deriva dai caratteri giapponesi “Moe” e “Kusa”, che significano rispettivamente “bruciare” e “erba”) si indica l’applicazione di calore su Agopunti, Meridiani o aree cutanee, attraverso un “sigaro” di un’erba particolare, l’artemisia, o attraverso l’uso diretto dell’artemisia stessa, opportunamente trattata, sulla pelle del cliente (eventualmente frapponendo una fettina di zenzero bucherellata, una fettina d’aglio, un piccolo strato di fagioli schiacciati, una polvere ottenuta macinando l’aconito e inumidita con acqua o vino bianco, o utilizzando come “base” sale o argilla). L’uso del sigaro di artemisia è sicuramente più semplice e comodo e non presenta il rischio di lasciare bruciature, anche se lievi: proprio per questo noi impieghiamo nelle sessioni individuali e insegniamo durante i nostri corsi questa tecnica “indiretta”, che risulta gradita al cliente e priva di pericoli ed effetti collaterali.

– A che cosa serve la Moxa o Jiu?

La Moxa è utili per migliorare il benessere e aumentare la vitalità dei clienti, attraverso un riequilibrio energetico attuato sulla base delle teorie della filosofia cinese.

– A quando risale il suo utilizzo e quali sono le fonti storiche principali?

Sembra fosse già praticata, come le altre branche dell’Energetica Cinese, all’epoca dell’Imperatore Giallo (2697 a.C. – 2597 a.C.), quindi la sua storia inizia precedentemente a quella data. Ne troviamo sicuramente riferimento in testi su rotoli di seta e su tavolette di bambù, trovati in una tomba risalente al 168 a.C. (comunque della dinastia Han occidentale: 206 a.C. – 9 d.C.) a Mawangdui, presso Changsha (Hunan). Vari testi furono pubblicati nel corso del III secolo d.C. (come “Il metodo di Moxibustione di Chao”). Numerosi sono i riferimenti contenuti, poi, nel Huangdi Neijing (Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo), la cui stesura attuale venne organizzata da Wang Bing (710 – 804 d.C.), quindi durante la Dinastia Tang, ma la redazione vera e propria del trattato risale, probabilmente, al periodo dei Regni Combattenti (453-222 a.C.); su questo punto, però, non tutti i sinologi concordano ed alcuni di loro affermano che il nucleo più antico del testo derivi da fonti databili tra il 400 a.C e il 260 d.C.: dato che il “Classico” si riferisce, comunque, al periodo in cui visse l’Imperatore Giallo, è chiaro che la narrazione riguarda l’epoca in cui tale Imperatore regnava. Altri testi importanti sono il Zhenjiu Dacheng (Grande compendio di agopuntura e moxibustione) del 1601 e il Leijing Tuyi (Ala illustrata al classico delle categorie) del 1624. Numerose sono, poi, le opere contemporanee, non solo cinesi ma anche giapponesi e occidentali.

– Che cos’è l’artemisia e come si confezionano i sigari?

L’artemisia è un’erba perenne della famiglia delle composite, diffusa in Europa, in Cina e in Giappone, in diverse varietà. Tradizionalmente quest’erba veniva raccolta nel quinto mese lunare e fatta essiccare al sole per tre anni. Della pianta si utilizzavano le foglie (private delle nervature) polverizzate ed eventualmente addizionate ad altre sostanze, come lo zenzero, il pangolino, etc.. Ora si usano, generalmente, solo le foglie ed eventualmente i boccioli, raccolti ad inizio estate, macinati e filtrati dopo un’essiccazione valutata come “sufficiente” a consentire una combustione graduale e senza fiamma, proprietà fondamentali per un’applicazione del calore “delicato”. Dopo la macinazione e la filtratura, il prodotto ottenuto è detto “lana Moxa”: questa lana viene arrotolata con carta di gelso di colore bianco, formando un “sigaro” di lunghezza pari a circa 20 cm. (6 cun utilizzabili, corrispondenti alla larghezza di circa 6 pollici o di 8 dita della mano di un adulto). Il sigaro viene poi avvolto in carta colorata, che funge da protezione e viene rimossa, parzialmente, prima dell’uso.

– Come si accendono e si spengono i sigari di Moxa e quanto durano?

I sigari vengono accesi ad una delle estremità con un fiammifero o con un accendino e vi si “soffia sopra” per rendere tutta la sezione incandescente e produrre un consumo regolare. Per spegnere il sigaro si utilizzano “spegni Moxa”, in legno o in metallo, che fungono anche da supporto per il bastoncino dopo l’utilizzo (per questo vengono indicati, a volte, col termine “porta e spegni Moxa”): si tratta di recipienti con diametro di poco superiore a quello del sigaro, che “soffocano” la brace, isolandola dall’ossigeno dell’aria. E’ anche possibile tagliare la punta del bastoncino o immergerla in acqua: in quest’ultimo caso è consigliabile aspettare almeno 48 ore prima di riaccendere il prodotto, per consentire che si asciughi bene e che la combustione sia, di conseguenza, nuovamente graduale.

Per quanto riguarda la durata, ogni cun brucia per circa 10-12 minuti: quindi i 6 cun del bastoncino consentono un utilizzo di durata compresa tra i 60 e i 72 minuti circa.

– Ci sono controindicazioni all’utilizzo della Moxa?

L’utilizzo della Moxa indiretta (cioè dei sigari di artemisia) è piacevole per il cliente (che percepisce una gradevole sensazione di calore sulla pelle), sicuro e assolutamente privo di controindicazioni e di effetti collaterali. Per prudenza e buon senso, si sconsiglia di effettuare sessioni solo con persone con febbre alta (oltre i 38°), su zone cutanee che presentano lesioni ben visibili e con bambini molto piccoli.

– Quali sono i metodi di Moxibustione?

I metodi di impiego del sigaro di Moxa sono almeno cinque:

  1. Il sigaro di Moxa è mantenuto fisso sul punto scelto, alla distanza di circa 2-3 cm., allontanandosi temporaneamente per 3-4 secondi se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi , il tutto per circa 3-5 minuti (o poco più);
  2. Il sigaro di Moxa è mosso linearmente, in avanti e indietro, includendo nel tragitto il punto prescelto o percorrendo una porzione di Meridiano comprendente più punti, mantenendosi alla distanza di circa 2-3 cm., per circa 5 minuti (o anche di più);
  3. Il sigaro di Moxa è mosso circolarmente attorno al punto selezionato, alla distanza di circa 2-3 cm., allontanandosi temporaneamente (per 3-4 secondi) se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi, il tutto per circa 5 minuti (o anche di più);
  4. Il sigaro di Moxa è avvicinato e distanziato più e più volte al/dal punto scelto, con movimento detto “a becchettio” o a “beccata di passero”, allontanandosi temporaneamente (per 3-4 secondi) se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi, il tutto per 2-5 minuti (dato che questa tecnica è molto riscaldante, non si superano di solito i 5 minuti, anzi generalmente ci si mantiene sui 2-3 minuti al massimo);
  5. Il sigaro di Moxa è mosso lentamente lungo i Meridiani (o alcuni tratti di essi), seguendo il flusso del Qi, alla distanza di circa 2-3 cm., per un tempo variabile a seconda del numero dei Meridiani selezionati (dato che questa tecnica è meno riscaldante delle altre citate, sul singolo meridiano ci si può mantenere per 20 minuti o anche di più, e l’intera sessione può durare quasi quanto una di Tuina).

Se eseguita su singoli punti, ogni sessione di Moxa ne comprende di solito non più di 6, ma l’aggiunta di un numero maggiore di punti non è vietata.

– Se non si ha a disposizione un sigaro di Moxa, è possibile utilizzare una sigaretta o un sigaro di tabacco?

Nonostante alcuni accettino questa possibilità, noi siamo decisamente contrari: il fumo prodotto dalla combustione del tabacco della sigaretta o del sigaro, anche se non “aspirato”, è sicuramente nocivo, a differenza di quello prodotto con il sigaro di artemisia. Esistono poi differenze sul tipo di calore sprigionato (radiazione termica): meglio restare, quindi, fedeli alla tradizione!

– Quali sono i vantaggi della Moxa?

Essendo piacevole per il ricevente e, come già detto, priva di rischi e di effetti collaterali, la Moxa (in sigari) può rappresentare un’interessante completamento delle sessioni di Tuina ed essere insegnata nei corsi di Tuina, di Qigong e di Automassaggio; può anche essere oggetto di sessioni specifiche, in cui si utilizza il Jiu come tecnica unica. Presenta, inoltre, il vantaggio di essere estremamente semplice e, quindi, può essere praticata direttamente dal cliente su sé stesso, dopo aver appreso dall’operatore le necessarie conoscenze, abilità e competenze tecniche.

Programma sintetico del corso base.

Per quanto riguarda i cinque metodi principali di utilizzo del sigaro di Moxa, questi sono stati già indicati più sopra e saranno tutti presentati durante i nostri corsi.

Tali metodi vengono applicati su punti o Meridiani o aree cutanee, localizzati in diverse zone del corpo.

Analizzeremo le modalità di localizzazione dei punti/Meridiani/aree cutanee e di applicazione dei metodi con riferimento a:

  1. TESTA;
  2. COLLO;
  3. SPALLE;
  4. BRACCIA;
  5. GOMITI;
  6. AVAMBRACCI;
  7. POLSI;
  8. MANI;
  9. TORACE;
  10. ADDOME;
  11. SCHIENA;
  12. ANCHE;
  13. COSCE;
  14. GINOCCHIA;
  15. GAMBE;
  16. CAVIGLIE;
  17. PIEDI.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

 

 

 

Tecniche di Comunicazione Efficace a Varese: programma dei corsi col M° Pietro Malnati.

Tutti noi, quotidianamente, abbiamo a che fare con persone non solo per motivi professionali, ma per qualsiasi attività, anche banale: dall’acquisto di generi alimentari, alla visita dal medico, ai rapporti “obbligati” con i vicini, etc.. Proprio per questo è importante essere in grado di farsi capire e di capire i nostri interlocutori, evitando incomprensioni, attriti o veri e propri contrasti.

Gli studi sulla comunicazione umana risalgono agli anni Sessanta, come applicazione dell’approccio etologico di Konrad Lorenz (zoologo austriaco, padre della “ricerca comparata sul comportamento animale”) all’analisi del linguaggio non verbale umano. Per quanto riguarda, però, l’interesse per la comunicazione verbale e per l’abilità a tradurre i pensieri in parola in modo chiaro e adeguato alle diverse circostanze, esso è assai più antico: all’inizio del Novecento, Dale Carnegie già teneva corsi per sviluppare la capacità “di esprimere le proprie idee, di comandare, di suscitare entusiasmo tra i collaboratori” (da “How to win friends and influence people” di D. Carnegie).

Entrambi gli aspetti, verbale e non verbale, della comunicazione (che sintetizzeremo con le sigle CV e CNV) sono sicuramente rilevanti, ma uno studio pubblicato nel 1967 dallo psicologo statunitense Albert Mehrabian, docente della UCLA, dimostra che il “contenuto” della comunicazione (quindi la CV) influisce sull’interlocutore solo per il 7%, mentre il “linguaggio del corpo” e il “paraverbale”, cioè la voce, (quindi la CNV) incidono rispettivamente per il 55% e per il 38%! Tale studio riguardava la comunicazione di “sentimenti e atteggiamenti” e non è, di conseguenza, applicabile in contesti diversi, come ebbe modo di precisare lo stesso Mehrabian: non dobbiamo, quindi, sminuire l’importanza dei “contenuti”, degli aspetti verbali. Accanto alla capacità di espressione semplice e chiara (che deve sempre essere ricercata, esercitata e applicata) e all’acquisizione di abilità “retoriche” (abilità, cioè, di organizzare il linguaggio in modo tale che “a una proposizione segua una conclusione”) vanno comunque sicuramente introiettate competenze di lettura del linguaggio del corpo, nelle sue diverse componenti, e adottato un approccio globale alla comunicazione che sia efficace ed efficiente e ci consenta di migliorare le nostre capacità di interagire con il prossimo.

Programma sintetico dei corsi.

Indichiamo, di seguito, alcuni degli argomenti che trattiamo durante i corsi base di “Comunicazione Efficace”. Tali argomenti possono poi essere approfonditi e/o integrati con nuove tematiche, a seconda delle esigenze dei partecipanti, durante incontri successivi. In particolare, possono essere strutturati corsi specifici per venditori, per insegnanti o per altre categorie di utenti.

  1. ORIGINE DEGLI STUDI SULLA COMUNICAZIONE UMANA E APPROCCI ALTERNATIVI;
  2. LA COMUNICAZIONE VERBALE (CV) E LA COMUNICAZIONE NON VERBALE (CNV);
  3. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE NELLE SUE VARIE MODALITA’:

– IL RAPPORTO CON LO SPAZIO (PROSSEMICA);

– IL CONTATTO FISICO, SU SE’ STESSI, SUGLI ALTRI O ACCETTATO DAGLI ALTRI (DIGITALE);

– I MOVIMENTI DEL CORPO, DELLO SGUARDO E LE ESPRESSIONI DEL VOLTO (CINESICA, che comprende sia la MIMICA che l’ATTEGGIAMENTO CORPOREO);

– SUONI E RUMORI PRODOTTI CON LA VOCE O CON PARTI DEL CORPO (PARALINGUISTICA);

– VARIAZIONI NEL TONO DELLA VOCE E LE PAUSE NEL VERBALE (PROSODIA);

– L’ASPETTO ESTERIORE (l’abbigliamento, il trucco, l’acconciatura, etc., cioè tutto ciò che è ARTEFATTO);

4. COME INTERPRETARE I SEGNALI PROVENIENTI DALLA COMUNICAZIONE NON VERBALE:

– I SEGNALI CHE INDICANO UNA RIDUZIONE DELLA TENZIONE EMOTIVA;

– I SEGNALI CHE INDICANO GRADIMENTO;

– I SEGNALI CHE INDICANO SGRADIMENTO O RIFIUTO;

– ALTRI INDICATORI;

5. COME UTILIZZARE LA COMUNICAZIONE NON VERBALE E I SEGNALI PROVENIENTI DA ESSA PER COMPRENDERE MEGLIO I NOSTRI INTERLOCUTORI E PER COMUNICARE CON LORO CON PIU’ EFFICACIA (sia attraverso la nostra CNV che attraverso la nostra CV);

6. I SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI DEI NOSTRI INTERLOCUTORI: COME INDIVIDUARLI E COME UTILIZZARLI PER COMUNICARE CON PIU’ EFFICACIA (sia attraverso la nostra CNV che attraverso la nostra CV);

7. LA SIMBOLOGIA NELLA COMUNICAZIONE E COME UTILIZZARLA PER COMUNICARE CON PIU’ EFFICACIA (sia attraverso la nostra CNV che attraverso la nostra CV);

8. LA COMUNICAZIONE VERBALE E COME USARLA AL MEGLIO:

– ELEMENTI DI RETORICA;

– EPRIMERE IL PROPRIO PENSIERO IN MODO SEMPLICE E CHIARO, SEGUENDO I SEGNALI DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE DEI NOSTRI INTERLOCUTORI E RISPETTANDO I LORO SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI E SIMBOLICI;

– STRATEGIE E STRATAGEMMI NELLA COMUNICAZIONE: UN AIUTO IN PIU’;

– ALCUNI CONSIGLI, SEMPRE VALIDI, MUTUATI DAL COMPORTAMENTO ANIMALE;

9. COME CAPIRE SE UNA PERSONA MENTE O DICE LA VERITA’;

10. ESERCITAZIONI PRATICHE SULLE TECNICHE STUDIATE.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

Tecniche di Rilassamento, Visualizzazione e Meditazione a Varese: programma dei corsi col M° Pietro Malnati.

Il sostantivo “rilassamento” indica l’allentamento di uno stato di tensione ed è “spesso associato ad un’idea di riposo distensivo” (Devoto-Oli); spesso è utilizzato, nel linguaggio comune, in riferimento al rilassamento dei muscoli e dei nervi. Lo stesso sinonimo “distensione”, fa riferimento alla “cessazione di uno stato di tensione e conseguente ritorno alla normalità” (ibidem). Entrambi i sostantivi si contrappongono, quindi, a “tensione”, termine che indica uno “stato di notevole eccitabilità, o sforzo intellettuale particolarmente acuto, accompagnato da ansiosità” (ibidem).

La vita frenetica odierna ci sottopone, quotidianamente, a situazioni di forte stress, che generano tensione muscolare e una percezione di benessere diminuito: ci si può sentire “svuotati”, senza energia, con un livello, per dirla in altro modo, di vitalità basso. Da qui l’importanza di imparare delle “Tecniche di Rilassamento” che ci aiutino a recuperare una situazione di “allentamento tensionale”, di benessere, di vitalità eccellente.

La rilevanza di dedicare del tempo, quotidianamente, per ritrovare, consolidare e approfondire uno stato di tranquillità ottimale ha portato, sia in Oriente che in Occidente, alla nascita di varie metodiche o addirittura di vere e proprie Arti del Benessere (come il Training Autogeno in Occidente o come lo Yoga, il Qigong, etc. in Oriente) per predisporsi alla calma, attraverso il rilassamento dei muscoli e la “distrazione della mente dai problemi quotidiani”. Queste metodiche consentono di “recuperare energia”, di sentirsi riposati, ricaricati e pronti ad affrontare le nuove sfide che la vita ci presenta.

Ma quali sono gli strumenti che queste Arti utilizzano? Possiamo elencarne, di seguito, alcuni, a titolo di esempio:

  1. La ripetizione di affermazioni positive, nel nostro caso richiamanti situazioni di calma e tranquillità (utilizzate nel Metodo Coué, nel Training Autogeno, nello Yoga Nidra, etc.);
  2. L’utilizzo dell’immaginazione/visualizzazione, nelle modalità indicate in alcuni dei punti seguenti, comunque sempre rivolte a evocare situazioni di benessere o finalizzate a “distrarre la mente”, come già citato più sopra (impiegate nel Metodo Coué, nello Yoga Nidra, nel Qigong, etc.);
  3. La percezione del corpo “pesante”, ove la pesantezza richiama l’idea della distensione muscolare (utilizzata nel Training Autogeno, nello Yoga Nidra, etc.);
  4. La percezione del corpo “caldo”, ove il calore richiama l’idea della vasodilatazione, presente in caso di rilassamento muscolare (impiegata nel Training Autogeno, nello Yoga Nidra, nel Qigong, etc.);
  5. La respirazione lenta e profonda, tipica delle situazioni di calma (utilizzata nello Yoga, nel Qigong, etc.);
  6. L’utilizzo di movimenti lenti, come lenti sono i movimenti in caso di assenza di fretta, di tensione, etc. (impiegati nel Qigong, negli Stili Interni di Wushu, etc.);
  7. L’autoconvincimento di stare per addormentarsi, situazione che può avvenire solo in caso di rilassamento (utilizzato nel Qigong, etc.);
  8. L’utilizzo di tecniche vocali, come la ripetizione di suoni o Mantra, che aiutano a distogliere la mente da pensieri disturbanti (impiegate nello Yoga, nel Qigong, etc.);
  9. La concentrazione della mente su oggetti, immagini, pensieri o… sul nulla, sempre con la finalità di distrarre il praticante dai problemi quotidiani (utilizzata nello Yoga, nel Qigong, nella Meditazione).

Per Meditazione (dal latino “meditazio”, che significa “riflessione”) intendiamo quella Disciplina che propone la concentrazione su uno o più oggetti, sia fisici, sia rappresentati da immagini o pensieri (Meditazione Riflessiva) o la concentrazione sulla “assenza di pensieri”, quindi sul nulla (Meditazione Ricettiva, che porta alla “consapevolezza senza pensieri”): in entrambi i casi il praticante raggiunge la finalità del rilassamento attraverso l’evitazione di pensieri disturbanti, anche se gli obiettivi possono essere, in alcuni casi (come nella Meditazione Cristiana, nella Meditazione Islamica, nella Meditazione Induista, nella Meditazione Buddhista, nella Meditazione Taoista, etc.) di tipo spirituale.

Programma sintetico dei corsi.

Non esiste un vero e proprio programma dei corsi: questi vengono adattati alle esigenze del singolo o del gruppo, dopo una attenta valutazione delle motivazioni di ciascuno.

A titolo di esempio, possiamo dire che abbiniamo tecniche più centrate sul rilassamento del corpo (di derivazione sia Occidentale che Orientale, con prevalenza delle metodiche mutuate dal Qigong) a visualizzazioni guidate (anch’esse elaborate da Scuole Occidentali o Estremo Orientali) in grado di produrre un relax ancora più profondo attraverso la distrazione della mente da pensieri disturbanti e quindi disfunzionali: l’individuo può, quindi, più facilmente “ricaricarsi”, accrescendo la propria vitalità.

Gli incontri proposti sono sia individuali che di gruppo: i primi si svolgono su appuntamento, i secondi sono strutturati in incontri serali mono o bisettimanali o in seminari nei week-end.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Automassaggio (secondo i principi dell’Energetica Cinese) a Varese: programma dei corsi col M° Pietro Malnati.

Tra le branche dell’Energetica Tradizionale Cinese rientra anche l’Automassaggio lungo i Meridiani e gli Agopunti. A differenza del Tuina (Massaggio Tradizionale Cinese), l’Automassaggio è eseguito direttamente dall’individuo su sé stesso: dopo avere acquisito le necessarie conoscenze, abilità e competenze tecniche attraverso la frequenza di corsi specifici, ognuno può essere in grado, infatti, di occuparsi direttamente del proprio benessere e di aumentare la propria “vitalità”, non dipendendo da altri e, quindi, a “costo zero”. Proprio questo atteggiamento mentale “indipendente” è più riscontrabile nei praticanti di Qigong (Disciplina Energetica Cinese che prevede l’esecuzione di “movimenti lenti”, abbinati a particolari “visualizzazioni” e a una respirazione lenta e profonda) rispetto a quelli di Tuina (che sono mossi da altri intenti, non per questo meno importanti, come quello di istaurare una relazione d’aiuto verso gli altri: per loro, le diverse metodiche di Automassaggio sono strumenti da insegnate ai clienti e rappresentano un utile complemento al lavoro svolto durante le sessioni individuali). E’ forse per questo che l’Automassaggio, pur essendo parte integrante dei corsi sia per “qigongisti” che per “tuinaisti”, è sicuramente più approfondito dai primi. Può costituire, comunque, una materia di studio a sé stante e essere appresa nell’ambito di specifici seminari.

Dal punto di vista storico, opere su quest’Arte sono state pubblicate, principalmente, nelle dinastie Tang (618 – 907), Ming (1368 – 1644) e Qing (1644 – 1912). Negli ultimi anni ha visto un’ampia diffusione in molti paesi, specialmente per la sua praticità, semplicità e per l’assoluta mancanza di effetti collaterali.

Noi proponiamo incontri di Automassaggio serali o concentrati in uno o più week-end, durante i quali i frequentanti hanno la possibilità di imparare le diverse tecniche e le zone/punti/Meridiani su cui applicare le tecniche stesse, seguendo sequenze codificate utili per varie necessità (rilassarsi, aumentare la propria vitalità, etc.).

Programma sintetico del corso base.

Per quanto riguarda le “tecniche”, presentiamo almeno le seguenti:

  1. GUNFA;
  2. YIZHICHAN;

(N.B.: I due metodi sopra indicati non sono utilizzati in tutte le Scuole di Automassaggio, ma noi ne facciamo ampio uso)

  1. ANFA;
  2. ANROUFA;
  3. ROUFA;
  4. MOFA;
  5. TUIFA;
  6. MAFA;
  7. NAFA;
  8. QIAFA;
  9. NIEFA;
  10. CAFA;
  11. NIANFA;
  12. CUOFA;
  13. LEIFA;
  14. SAOSANFA;
  15. JIFA;
  16. PAIFA;
  17. KOUFA;
  18. CHUIFA.

Per quanto riguarda le tipologie delle sequenze delle tecniche sopra riportate, esse differiscono a seconda delle zone del corpo per le quali sono state codificate. Ne proponiamo, quindi, di specifiche per:

  1. TESTA (con particolare riferimento al VISO);
  2. COLLO;
  3. SPALLE;
  4. BRACCIA;
  5. GOMITI;
  6. AVAMBRACCI;
  7. POLSI;
  8. MANI;
  9. TORACE;
  10. ADDOME;
  11. REGIONE LOMBOSACRALE;
  12. ANCHE;
  13. COSCE;
  14. GINOCCHIA;
  15. GAMBE;
  16. CAVIGLIE;
  17. PIEDI.

Presentiamo anche movimenti (rotazioni) per drenare i Meridiani, regolare il Qi (o, meglio, il Qixue) e rilassare le articolazioni, e insegniamo alcune Tecniche Complementari (es.: l’uso del Jiu, altrimenti detto “Moxa“, e delle Boading Jianshen Qiu).

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Qigong a Milano: seminario del M° Pietro Malnati presso la SIMO.

Il Maestro Pietro Malnati terrà, sabato 15 e domenica 16 novembre 2014, un seminario sulla Disciplina Energetica Cinese “Qigong“, presso la Scuola Italiana di Medicina Olistica (SIMO) di Milano, Ripa di Porta Ticinese 79. L’incontro è riservato agli iscritti al Corso di Specializzazione in Tuina della Scuola stessa.

Per info (sugli argomenti trattati): Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Tuina per Bambini a Varese: programma dei corsi col M° Pietro Malnati.

Il Tuina per Bambini, noto anche come “Tuina Pediatrico” (in cinese: “Xiao Er Tuina”), è una branca specialistica del Tuina (Massaggio Tradizionale Cinese), rivolta prevalentemente alla fascia d’età compresa tra 0 e 7 anni. Tra 7 e 12 anni si procede, invece, con sessioni caratterizzate dall’utilizzo di tecniche “miste”, ove la prevalenza delle manovre del Tuina o del Xiao Er Tuina è legata alla valutazione del grato di sviluppo del cliente.

Si tratta, quindi, di un massaggio infantile di origine orientale, di cui abbiamo menzione in letteratura a partire dall’epoca Ming (1368-1644), anche se probabilmente la sua origine è molto più antica. Rispetto al Tuina le tecniche impiegate sono più semplici e limitate nel numero: di conseguenza possono essere apprese e applicate facilmente dagli stessi genitori, in ogni luogo e momento di necessità, consentendo loro, tra l’altro, di rafforzare il rapporto con i propri figli.

Altra caratteristica del Xiao Er Tuina è l’utilizzo di un numero inferiore di punti rispetto alla variante per adulti e di tecniche specifiche applicate in prevalenza sulle “linee digitali e dell’avambraccio” (non previste nel Tuina), sulla testa, sul dorso, sul torace e sull’addome.

Come ogni Disciplina Bio-Naturale, lo scopo prevalente del Tuina per Bambini è quello di migliorare il benessere e aumentare la vitalità, con l’aggiunta della possibilità, già citata, di rafforzare e consolidare il rapporta tra genitori e figli.

In sintesi i vantaggi di quest’Arte sono i seguenti:

  1. Semplicità della sessione;
  2. Piacevolezza e assoluta mancanza di dolore che rendono le tecniche sempre ben accettate;
  3. Breve durata della sessione (da 10 a 20 minuti circa);
  4. Sicurezza e assenza di effetti collaterali.

Noi proponiamo sia corsi rivolti a genitori, sia corsi per Operatori in DBN, sia corsi per chi, essendo già esperto in Energetica Cinese (Operatori Tuina, Insegnanti di Qigong, Agopuntori), vuole specializzarsi in questa interessante Disciplina (diventando “Operatore Tuina per Bambini”). In quest’ultimo caso, per ottenere il riconoscimento da parte dell’Associazione Professionale degli Operatori Tuina-Qigong e Tecniche Orientali (OTTO) è necessario che la durata del corso sia di almeno 100 ore, sviluppate in un’annualità (salvo modifica degli standard previsti da parte dell’Associazione OTTO stessa).

Programma sintetico del corso (base e di approfondimento: gli aspiranti Operatori accedono, invece, a una preparazione più completa).

Per quanto riguarda le “tecniche”, vengono presentate le seguenti:

  1. YIZHICHAN;
  2. ANROUFA;
  3. ROUFA;
  4. MOFA;
  5. TUIFA;
  6. FENTUIFA;
  7. YUNTUIFA;
  8. MAFA;
  9. NIEFA;
  10. NIEJIFA;
  11. QIAFA;
  12. CAFA;
  13. CUOFA;
  14. KOUFA.

Per quanto riguarda le zone/punti/linee su cui si applicano le tecniche sopra indicate, vengono studiate le seguenti:

  1. PIJING;
  2. DACHANGJING;
  3. GANJING;
  4. XINJING;
  5. FEIJING;
  6. SHENJING;
  7. XIAOCHANGJING;
  8. BANMEN;
  9. BAGUA;
  10. NEILAOGONG;
  11. XIAOTIANXIN;
  12. SHUIDI LAOYUE;
  13. ZHANG XIAOWEN;
  14. SHOU YINYANG;
  15. WUZHIJIE;
  16. ERSHANMEN;
  17. ERMA;
  18. JINGNING;
  19. WAILAOGONG;
  20. HEGU;
  21. YIWOFENG;
  22. SHOUCUO;
  23. SANGUAN;
  24. TIANHESHUI;
  25. LIUFU;
  26. BOYANGCHI;
  27. TIANMEN;
  28. KANGONG;
  29. XINMEN;
  30. BAIHUI;
  31. TAIYANG;
  32. HUANGFENG RUDONG;
  33. RENZHONG;
  34. FENGCHI;
  35. ERHOU GAOGU;
  36. TIANZHUGU;
  37. SHANZHONG;
  38. RUPANG;
  39. RUGEN;
  40. XIELEI;
  41. FU YINYANG;
  42. ROUFU;
  43. DUJIAO;
  44. JIANJIAGU;
  45. NIEJI;
  46. QIJIEGU;
  47. GUIWEI;
  48. SHU DEL DORSO;
  49. JINMEN;
  50. BAICHONG;
  51. XIYAN;
  52. ZUSANLI;
  53. QIANCHENGSHAN;
  54. SANYINJIAO;
  55. JIEXI;
  56. DADUN;
  57. WEIZHONG;
  58. FENGLONG;
  59. HOUCHENGSHAN;
  60. KUNLUN;
  61. PUCAN;
  62. YONGQUAN.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

 

 

Qigong a Varese: quattro incontri gratuiti ad agosto col M° Pietro Malnati.

Ad agosto il M° Pietro Malnati offre la possibilità di frequentare, a Varese, quattro incontri gratuiti di Qigong.

Il Qigong è una Disciplina Energetica Cinese in grato di aumentare la vitalità e di miglirare il benessere dei praticanti. Ha anche effetti rilassanti e antistress.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Qigong: alcuni semplici esercizi, utili per il proprio benessere.

Indichiamo di seguito alcuni semplici esercizi di Yangsheng Daoyin Qigong che hanno lo scopo di migliorare il proprio benessere e aumentare la propria vitalità. Per una trattazione più completa di questa forma di Qigong si invita a consultare il testo del Maestro Sun, edizioni Mediterranee.

 

Esercizio 1: respirazione addominale. La respirazione addominale deve sostituire la respirazione toracica nei soggetti che ancora la utilizzano. Respirare gonfiando la pancia consente di riempire meglio i polmoni, mettendo una quantità maggiore di ossigeno a disposizione del nostro corpo (il 20-30% in più…). Assumiamo una posizione comoda da seduti (possibilmente su una sedia rigida: deve esserci “spazio” tra la sedia e lo Hui Yin, per agevolare l’assorbimento del Qi della Terra), ma possiamo stare anche sdraiati o in piedi (con ginocchia non flesse, come si usa in altre forme di Qigong…) e facciamo attenzione a questi tre punti:

  1. Gonfiare il ventre sino al massimo, inspirando, perché così si assorbe l’energia del Cielo, della Terra e dell’Aria;
  2. Rilassare la zona lombare (oltre alla muscolatura addominale), espirando, e contrarre un po’ l’ano (ciò aiuta ad espellere il Qi “che più non serve”) ma non troppo (altrimenti c’è tensione e quindi non ci si rilassa);
  3. Sentire/immaginare di addormentarsi (addormentarsi equivale a rilassarsi: più siamo rilassati e “decontratti” e più il Qi circola liberamente in tutto il corpo).

La durata della fase di inspirazione e espirazione è identica e tende ad allungarsi con la pratica, sino a raggiungere i 6/8 secondi, mentre tra inspirazione e espirazione e viceversa ci deve essere al massimo un secondo. Non occorre “allungare” troppo la durata di un ciclo di respirazione, perché così non si “guadagna” in rilassamento ma si perde unicamente la possibilità di eseguire un altro ciclo respiratorio (e quindi di “rinnovare” ulteriormente il proprio Qi).

Durante l’esercizio gli occhi restano chiusi o guardano a terra.

Se l’esercizio è eseguito da seduti, è indifferente tenere la schiena appoggiata o meno allo schienale: se si appoggia la schiena si rilassa meglio il bacino ma c’è un “blocco” nel punto di contatto con lo schienale, se non si appoggia la schiena non ci sono “blocchi” ma si rilassa meno il bacino… Si fa quindi come si preferisce.

Questo esercizio può essere fatto in qualsiasi momento e ovunque, sino a diventare, come già detto, una pratica “spontanea”.

 

Esercizio 2: shougong (assorbimento). Il Qi più puro e più sereno è il Qi del Cielo. Attraverso questo esercizio andremo ad “assorbire” il Qi del Cielo e a farlo fluire dalla testa ai piedi. Non solo: con la pratica costante il nostro Qi acquisirà la stessa qualità del Qi del Cielo e noi ci trasformeremo in esseri puri e sereni (speriamo…).

Esecuzione: inspirando si portano le mani in alto lateralmente (braccia distese), col palmo rivolto verso l’alto (sincronizzando respiro e movimento), ed espirando si riportano le mani verso il basso, col palmo rivolto verso il basso, seguendo la linea centrale del corpo. L’esercizio va ripetuto almeno 5 volte all’inizio e alla fine della sequenza, e 3 volte per intervallare gli altri esercizi della sequenza.

 

Esercizio 3: rotazione della testa verso destra e verso sinistra.

Esecuzione: inspirando si gira, in modo sincronizzato, la testa verso destra, espirando si gira la testa verso sinistra. Il primo movimento è di 90 gradi perché si parte con lo sguardo rivolto davanti a noi, tutti gli altri movimenti sono di 180 gradi (da spalla a spalla). Si eseguono almeno 5 cicli respiratori.

 

Esercizio 4: rotazione della testa in senso antiorario e orario.

Esecuzione: si parte col mento vicino al torace e, inspirando, si gira la testa in senso antiorario sino a guardare il cielo, espirando si porta la testa verso il passo completando la rotazione. Si eseguono almeno 5 rotazioni complete (cicli respiratori) in senso antiorario e altrettante in senso orario (o viceversa).

 

Esercizio 5: aprire e chiudere le braccia davanti al petto.

Esecuzione: le dita delle mani si toccano davanti al petto (o stanno al massimo a 10 cm. di distanza); inspirando si aprono le braccia allontanando le mani, espirando le mani tornano alla posizione iniziale.

 

Esercizio 6: esercizio degli occhi.

Esecuzione: inspirando si portano le mani verso l’alto frontalmente (braccia distese), col palmo rivolto verso l’alto e quando sono in linea con gli occhi si sovrappongono le mani; espirando si avvicinano le mani agli occhi, facendo attenzione che il palmo di ciascuna mano (meglio pericardio 8) si sovrapponga a ciascun occhio. Nella pausa tra espirazione e inspirazione si portano le mani ai lati del torace con il palmo rivolto in avanti e inspirando si allontanano le mani frontalmente; si sovrappongono ora le mani con un rapido movimento e espirando le si avvicinano nuovamente agli occhi. Si ripete questa seconda sequenza di movimenti più volte.

 

Esercizio 7: avvicinare e allontanare le mani verso destra e verso sinistra.

Esecuzione: partendo con le braccia distese verso destra e verso sinistra e con i palmi delle mani rivolti nelle stesse direzioni, inspirando avviciniamo le mani al corpo e espirando le allontaniamo, verso destra e verso sinistra. Si ripete la sequenza di movimenti almeno 5 volte.

 

Esercizio 8 e 9: avvicinare e allontanare le mani in avanti e indietro.

Esecuzione: partendo con le braccia distese in avanti e con i palmi rivolti nella stessa direzione, inspirando avviciniamo le mani al corpo e, dopo un movimento dei palmi di prono-supinazione, espirando allontaniamo le mani indietro (palmi rivolti nella stessa direzione). Ora inspirando avviciniamo le mani al corpo e, dopo un movimento di supino-pronazione dei palmi, espirando allontaniamo le mani in avanti (tenendo i palmi rivolti in avanti). Si ripete la sequenza dei movimenti almeno 5 volte. Questo movimento può essere eseguito anche in modo “alternato”.

 

Esercizio 10 e 11: avvicinare e allontanare le mani verso il cielo e verso la terra.

Esecuzione: partendo con le braccia distese lungo i fianchi e con i palmi rivolti verso terra, inspirando portiamo le mani verso l’alto, parallelamente al corpo. Dopo aver rivolto i palmi verso l’alto, espirando avviciniamo le mani al cielo. Ora inspirando portiamo le mani verso il basso e, dopo aver rivolto i palmi verso terra, espirando portiamo le mani verso terra. Si ripete la sequenza di movimenti almeno 5 volte. Questo movimento può essere eseguito anche in modo “alternato”.

 

Esercizio 12: ingoiare l’aria.

Esecuzione: si parte con le mani sovrapposte sul Dantian, gli uomini con la sinistra sotto la destra e le donne con la destra sotto la sinistra. Si ingoia la saliva e, contemporaneamente, si porta la mano destra al fianco destro col palmo rivolto in avanti. Espirando (perché ingoiando la saliva si è già inspirato…) si allontana la mano in avanti, allungando il braccio. Inspirando si fa scendere il braccio teso verso il basso, avvicinandolo alla linea centrale del corpo e, continuando l’inspirazione si avvicina il polso alla gola (flettendo il gomito); espirando la mano torna verso terra, seguendo sempre la linea centra le del corpo e poi si sovrappone la mano all’altra sul Dantian (tutti, uomini e donne, avranno ora la destra sopra alla sinistra). Si procede allo stesso modo con la mano sinistra e si eseguono almeno 5 ripetizioni per parte.

 

Esercizio 13: far circolare il Qi della Terra attraverso le gambe.

Esecuzione: inspirando si fanno scivolare le mani lungo i fianchi, portandole sino all’altezza del torace; si esegue ora un mezzo passo in avanti con la gamba destra e espirando si “accompagna” l’emissione dei Qi con le mani attraverso la gamba destra (le mani scendono ai lati della gamba sino a toccare la caviglia, se riusciamo). Si riposiziona la gamba destra parallela alla sinistra e si ripete l’esercizio sul lato sinistro. Si procede allo stesso modo eseguendo almeno 5 ripetizioni per parte.

 

Esercizio 14: rotazioni del corpo verso destra e verso sinistra.

Esecuzione: si parte col corpo ruotato verso sinistra e con le dita della mano sinistra rivolte verso il tallone destro; la spalla sinistra è abbassata, mentre la destra è naturalmente e conseguentemente sollevata. Inspirando si ruota il corpo verso destra e, completata la torsione e l’inspirazione, espirando si abbassa la spalla destra andando a indicare con le dita della mano destra il tallone sinistro, e si solleva naturalmente e conseguentemente la spalla sinistra. Si ripete il movimento da entrambe le parti almeno 5 volte.

 

Esercizio 15: esercizio per far circolare il Qi della Terra e del Cielo.

Esecuzione: inspirando si portano le braccia in avanti e verso l’alto, con i palmi che si guardano; sempre proseguendo con l’inspirazione si avvicinano le mani al corpo e, quando i polsi sono circa all’altezza delle spalle, espirando portiamo le dita verso il basso e distendiamo le braccia lungo il corpo. Quando le mani sono arrivate all’altezza delle ginocchia, flettiamo le ginocchia e riprendiamo a inspirare, riportando nuovamente le braccia verso l’alto. Si ripete per almeno 5 volte.

 

Esercizio 16: esercizio completo. Può sostituire tutti gli esercizi precedenti se si ha poco tempo a disposizione. E’ impossibile da descrivere a parole, ma proveremo lo stesso.

Esecuzione: inspirando si sollevano le braccia lateralmente, sino all’altezza delle spalle; espirando si portano le braccia verso il basso e, contemporaneamente, si flettono le ginocchia; inspirando si incrociano le dita delle mani e le si portano, con i palmi all’esterno, all’altezza del torace, distendendo contemporaneamente le gambe. Espirando si ruota il corpo verso sinistra e all’indietro e si distendono le braccia; inspirando si ritorna in posizione frontale, sempre a braccia distese e, proseguendo l’inspirazione, si avvicinano le mani al torace (le mani restano sempre allacciate, con i palmi rivolti all’esterno). Espirando si ruota il corpo ora verso destra e all’indietro e si distendono le braccia; inspirando si ritorna in posizione frontale, sempre a braccia distese e, proseguendo l’inspirazione, si avvicinano le mani al torace. Espirando si distendono le mani verso il cielo, sempre con i palmi all’esterno e, inspirando, si avvicinano nuovamente le mani al torace. Espirando si distendono ora le braccia in avanti e inspirando si riportano le mani nuovamente verso il torace. Espirando si distendono le braccia in basso a sinistra, lungo la linea esterna della gamba sinistra e inspirando si riportano le mani al torace. Espirando si distendono le braccia in basso a destra, lungo la linea esterna della gamba destra e inspirando si riportano le mani al torace. Espirando si distendono le braccia in basso al centro e inspirando le mani risalgono verso l’alto, si separano con i palmi rivolti verso terra e, espirando, ritornano verso terra mentre si flettono nuovamente le ginocchia, si inspira, si incrociano le dita e si riparte con la sequenza per almeno 5 volte.

 

Esercizio 17: rotazione delle ginocchia.

Esecuzione: si avvicinano le ginocchia sino a farle toccare e le si flettono leggermente. I palmi delle mani avvolgono dolcemente le ginocchia (mano destra-ginocchio destro e mano sinistra-ginocchio sinistro). Inspirando si ruotano le ginocchia di 360 gradi in senso orario e espirando di ruotano nuovamente di 360 gradi. Si eseguono rotazioni in senso orario e poi in senso antiorario (o viceversa).

 

Esercizio 18: rotazioni delle braccia verso sinistra e verso destra.

Esecuzione: si allargano le gambe in modo che le caviglie siano all’esterno della linea delle spalle. Inspirando si ruotano le mani verso sinistra compiendo un giro completo (quindi 360 gradi), con i palmi rivolti nella “direzione di marcia”, si sovrappongono le mani sul ginocchio sinistro (la sinistra sotto e la destra sopra) e si espira; inspirando si ruotano ora le mani verso destra compiendo un altro giro completo, sempre con i palmi rivolti nella “direzione di marcia”, si sovrappongono le mani sul ginocchio destro (la mano destra sotto e la sinistra sopra) e si espira. Si ripete la sequenza di movimenti almeno 5 volte per parte.

 

Nota bene: evidentemente, mentre la respirazione addominale può essere fatta anche da sdraiati, gli altri esercizi possono essere eseguiti solo seduti (i primi e più semplici) o in piedi. Stando in piedi occorre mantenere il corpo rilassato; a tal fine la testa e il busto possono anche essere mantenuti un po’ flessi in avanti (non troppo, altrimenti si impedisce al Qi di scendere nel Dantian): è questo un modo “comodo” per aprire il Mingmen (“porta della vita”, punto situato due vertebre sopra la linea che unisce le creste iliache sulla schiena; più precisamente questo punto, che è il 4° del Meridiano Straordinario Du Mai – Vaso Governatore – si trova sotto il processo spinoso di L-2), mentre altre scuole di Qigong prescrivono, a tal fine, la flessione delle ginocchia e la rotazione del bacino in avanti… La distanza tra i piedi è pari alla larghezza delle spalle e le gambe sono distese.

A conclusione della forma, si mantengono le mani incrociate sul Dantian (gli uomini tengono, anche in questo caso, la mano sinistra “sotto”, mentre le donne fanno l’opposto) per circa cinque minuti, respirando normalmente e focalizzandosi su questo punto energetico.

 

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

 

Qigong: domande e risposte su un’Arte millenaria.

Che cos’è il Qigong?

E’ un’Arte Tradizionale Cinese.

A che cosa serve?

Serve a ritrovare o mantenere una condizione di benessere ottimale e a raggiungere l’efficienza fisica e mentale. Può avere anche altre finalità, sia pragmatiche (ad esempio in ambito marziale) che speculative (ad esempio in ambito spirituale).

Che cosa prevede?

Prevede lo studio e la pratica di un insieme articolato di tecniche, distinguibili, in prima approssimazione, in:

–          Esercizi fisici (movimenti lenti, camminate, esercizi isometrici, etc.);

–          Tecniche respiratorie;

–          Esercizi mentali (Visualizzazioni/Meditazioni);

–          Esercizi vocali (emissioni di suoni specifici);

–          Combinazioni degli esercizi precedentemente indicati (movimenti coordinati col respiro, movimenti con aggiunta di tecniche vocali, movimenti abbinati a immagini – esercizi ideomotori -, etc.);

–          Auto – massaggio;

–          Educazione a stili di vita “a misura d’uomo”;

–          ………………

Quando è stato ideato?

Sembra che risalga all’epoca dell’Imperatore Giallo (2697 a.C. – 2597 a.C.). E’ comunque certo che durante la dinastia Han occidentale (206 a.C. – 9 d.C.) era già diffuso in una forma pressoché identica a quella attuale: nel 1973 è stata infatti ritrovata a Mawangdui, presso Changsha (Hunan), in una tomba risalente a tale periodo, una raffigurazione di 48 movimenti ginnici molto simili a quelli insegnati nelle scuole di Qigong contemporanee.

Il suo nome è cambiato nel corso dei secoli?

Sì. Gli esercizi che lo caratterizzano sono stati indicati spesso con termini diversi: yangsheng fa (arte di nutrire la vita), daoyin (guidare il Qi e stirare le membra), neigong (lavoro interno), neidan (alchimia interna), tu gu na xin (espellere l’energia vecchia, far entrare quella nuova), xing qi (muovere il Qi), etc..

Quando si è deciso di utilizzare il termine Qigong?

La decisione di unificare l’insieme delle tecniche fisico-mentali cinesi sotto la dicitura “Qigong” (letteralmente “tecnica energetica”) è probabilmente dovuta a Liu Guizhen che,  a partire dal 1954, iniziò a formare insegnanti che operarono in tutta la Cina con un programma “strutturato”. Il termine era comunque già stato usato dal taoista Xu Xun (238 – 374) e reso famoso, molto più tardi, dal volume “I metodi ortodossi di Shaolin” (1910).

Quali sono le fonti storiche principali?

Possiamo citare le seguenti fonti, che riportano riferimenti a quest’Arte:

–          Huangdi Neijing (Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo);

–          Testi su rotoli di seta e su tavolette di bambù di Mawangdui;

–          Huainanzi (il Libro del Principe di Huainan);

–          Daozang (Canone Taoista).

Huangdi Neijing (Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo)

Comprende due parti: il Lingshu (Perno Spirituale) e il Suwen (Domande Semplici). Si tratta di una compilazione di brani appartenenti a scuole e epoche diverse. Il nucleo più antico del testo attuale deriva da fonti databili tra il 400 a.C. e il 260 d.C. (si veda, in proposito, quanto scritto da Giuseppina Merchionne nel libro: “Lo Spirito del Qigong”). Si occupa della fisiologia degli organi e dei visceri e dell’eziologia e fa ampio riferimento a tutte le branche dell’Energetica Cinese, incluse le pratiche per “nutrire la vita”.

Testi su rotoli di seta e su tavolette di bambù di Mawangdui

Si tratta di reperti trovati in una tomba risalente al 168 a.C. (comunque della dinastia Han occidentale: 206 a.C. – 9 d.C.) a Mawangdui, presso Changsha (Hunan). Oltre a vari riferimenti alle arti mediche cinesi di quell’epoca, troviamo una raffigurazione di 48 movimenti ginnici molto simili a quelli insegnati nelle scuole di Qigong contemporanee.

Huainanzi (il Libro del Principe di Huainan)

Si tratta di una raccolta di saggi di carattere prevalentemente filosofico-cosmologico, la cui stesura risale alla dinastia Han occidentale (206 a.C. – 9 d.C.). Alcuni riferimenti al rapporto tra l’uomo e il cosmo, richiamano concetti di cui è permeata la pratica del Qigong. 

Daozang (Canone Taoista)

E’ una raccolta, compilata nel XV sec., di quasi 1500 opere sulle credenze e le teorie della Scuola Taoista, formulate nel corso di due millenni. Tra queste opere, assieme a un centinaio di testi di argomento analogo, troviamo il Baopuzi (Il Libro del Maestro che abbraccia la Semplicità), il testo di alchimia forse più importante della Cina, attribuito a Ge Hong (250 – 330).

Come può essere classificato il Qigong?

I metodi di classificazione sono molteplici. In base alle tecniche utilizzate, si distinguono generalmente due categorie:

  1. Qigong attivo o dinamico (dong gong). Comprende esercizi in movimento, quali le “camminate”, etc..
  2. Qigong passivo (jing gong). Comprende esercizi che prevedono l’immobilità del corpo, quali le tecniche di concentrazione, le tecniche di visualizzazione, le tecniche respiratorie, etc..

Da un punto di vista “applicativo” possiamo individuare ulteriori categorie che si avvalgono di tecniche sia attive che passive:

  1. Qigong per il Benessere (Yi Jia Gong).
  2. Qigong Meditativo o Spirituale (Jing Gong), a sua volta distinguibile in:

–          Qigong Buddhista;

–          Qigong Taoista;

–          Qigong Confuciano.

3. Qigong Marziale (Wu Gong), utile comunque anche agli sportivi (alcuni individuano la categoria del “Qigong Sportivo”… Per Qigong Sportivo si intende anche le cosiddette “competizioni di forme codificate di Qigong”: si tratta, in questo caso, di qualcosa di molto lontano dallo Spirito del Qigong!).

4. ………………………………….

E’ possibile distinguere anche il Qigong Fisico o Strutturale dal Qigong “Energetico”: si tratta però, ovviamente, di due facce della stessa medaglia….

Sono state condotte ricerche scientifiche sugli effetti derivanti dalla pratica del Qigong?

Sì, sia in Oriente che in Occidente sono state condotte varie ricerche che hanno evidenziato effetti positivi.

Al di là di questi studi, ogni praticante può sperimentare direttamente una migliorata sensazione di benessere e una aumentata vitalità, anche solo dopo un breve periodo di pratica. 

Tutti possono, dunque, trovare beneficio dalla pratica del Qigong?

Sì, indipendentemente dall’età (purché, preferibilmente, maggiore di 7 – 12 anni) e dalle proprie condizioni.

Come sono strutturati i corsi?

Occorre distinguere l’offerta di corsi divulgativi dall’offerta di corsi per Insegnanti di Qigong:

–          Per i corsi divulgativi, adatti a coloro che vogliono accostarsi ad una pratica rilassante e, al tempo stesso, in grado di aumentare la vitalità personale, sono sufficienti 1 – 2 incontri settimanali di 1 – 2 ore ciascuno, per il tempo necessario a padroneggiare le tecniche di base (tempo che può variare da persona a persona);

–          Per coloro che desiderano diventare Insegnanti, la durata minima prevista dai “Profili e Piani dell’Offerta Formativa per Operatori in Discipline Bio – Naturali”, definiti dal Comitato per le DBN, in attuazione della Legge Regionale Lombarda n. 2/2005, è di 450 ore (se ci si vuole inserire nella Sezione Qigong del Registro Regionale degli Operatori in Discipline Bio-Naturali). Per potersi iscrive all’Associazione Professionale di Categoria degli Operatori Tuina – Qigong e Tecniche Orientali (OTTO), tali 450 ore devono essere successive al conseguimento di un Diploma di Maturità, essere articolate su 3 annualità e seguite da una supervisione di almeno 250 ore, a sua volta articolata su altre 2 annualità (ed è anche necessario sostenere un apposito esame presso la stessa OTTO).

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com