Yiquan-Dachengquan: risposte ad alcune domande.

La pubblicazione sul mio sito (www.studiomalnati.wordpress.com) del mio precedente articolo sullo Yiquan (Yiquan-Dachengquan, tra tradizione ed innovazione), ha suscitato un certo interesse tra i lettori, che mi hanno fatto pervenire alcune domande, alle quali tenterò di rispondere con questo breve scritto.

Xie Tiefu fu Maestro di Xinyiquan o di Hequan?

Su questo argomento, le diverse biografie su Wang Xianggzhai sono discordanti. Alcuni biografi (la maggior parte) restano generici e, dopo aver parlato delle sconfitte subite da Wang con Xie e del fatto che Wang abbia deciso di imparare il suo metodo, applicandosi per almeno un anno, precisano che “sfortunatamente non si sa di più su Xie e la sua arte marziale”. Se si tralasciano le biografie su Wang e si effettua una ricerca mirata su Xie Tiefu stesso, poco o nulla si può reperire su di lui, su testi o in rete! Ho però trovato un articolo interessante del Dr. Zhang di New York, in cui sostiene che Wang Xiangzhai affermò (non cita però la/le fonte/i) di aver appreso lo Xinyiquan da Xie Tiefu, ma nessuno in Cina può identificare chi sia stato Xie Tiefu . Aggiunge che, in cinese, Xie è traducibile con “grazie” e Fu con “Maestro”, quindi il riferimento di Wang potrebbe essere un ringraziamento al Maestro Tie (letteralmente: “Grazie Maestro Tie”) per ciò che gli insegnò. Se così fosse, Tie potrebbe essere Tie Guochen che, effettivamente, fu Maestro di Xinyinquan, stile precursore dello Xingyiquan. Nel mio articolo precedente, pur non specificando la fonte, mi riferivo proprio a questa tesi del Dr. Zhang e ho indicato Xie Tiefu come Maestro di Xinyiquan, pur sottolineando che ci sono pareri diversi (quello, in primis, della sua appartenenza alla Scuola Wudang ed esperto di Hequan).

Ma esattamente che cosa era lo Xinyiquan?

Lo dice Wang Xiangzhai stesso nella sua intervista dal titolo “L’Essenza della Scienza del Combattimento” (intervista facilmente reperibile in rete, probabilmente risalente agli anni Quaranta): era lo Xingyiquan, prima che Dai Longbang mutasse il nome, appunto, da Xinyiquan a Xingyiquan. Nello Xinyi, però, non c’era il metodo di allenamento delle dodici forme, né la teoria del controllo e del nutrimento reciproco dei cinque elementi. Quindi né sequenze, né tecniche (codificate), né forme di movimento, ma si basava più sull’essenza del gesto atletico e il corpo riusciva, lo stesso e meglio, ad esprimere la forza dei cinque elementi in modo sincretico.

Wang Xiangzhai apprezzava altri stili di Kungfu?

Sì. Nella sua intervista sopra citata, afferma che Liu Fengchun, Maestro di Bagua, era suo amico e aveva una tecnica eccellente, ma auspicava che i praticanti di quello stile si concentrassero di più sulla percezione intuitiva di ogni movimento. Definiva suoi amici anche i fratelli Yang (Shaohou e Chengfu), Maestri di Taijiquan, aggiungendo che quello stile racchiudeva una conoscenza effettiva della meccanica del corpo. Per Wang, però, solo un praticante su cento era in grado di afferrarne la vera essenza e anch’esso ne coglieva, comunque, un singolo aspetto, perché anche nel Taiji, come nel Bagua, la percezione intuitiva dei movimenti era poco allenata. Lo snaturamento dello stile Yang di Taijiquan era attribuito, da Wang, alla tendenza ad aumentare sempre di più le “posture”, che da 13 erano arrivate anche a 150!

Quindi lo Yiquan deriverebbe da uno stile interno (lo Xingyiquan originale, noto come Xinyiquan, che il Maestro Wang avrebbe integrato con la propria esperienza nei confronti marziali con i suoi colleghi del tempo), ma attualmente di “interno” nello Yiquan si vede poco….

Non sono d’accordo. Premesso che lo Xingyiquan è il più “energico” degli stili interni cinesi e Wang era una persona pragmatica, che applicava quanto aveva appreso al combattimento reale (del resto un’arte marziale, anche se interna, è un’arte marziale), il lavoro interno è, nello Yiquan, evidente e strutturato in un percorso “logico”, diremmo “scientifico”. Tale percorso mira a costruire, nel praticante, passo dopo passo, la capacità di utilizzare al meglio le proprie risorse (fisiche, mentali e spirituali) e di applicarle in modo concreto e realistico alla difesa personale, con l’attenzione, però, rivolta anche alla conservazione della sua integrità corporea e alla crescita globale come individuo.

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Autore: studiomalnati

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