L’Yi Jing: il Libro dei Mutamenti.

L’Yi Jing o “Yijing” (letteralmente “Libro dei Mutamenti” o “Libro delle Mutazioni”, da “Yi” – mutare, cambiare e “Jing” – testo, opera classica), conosciuto anche, con una translitterazione ormai superata, come “I Ching”, è uno dei testi classici cinesi. Alcuni sinologi lo considerano, anzi, il più antico dei testi classici cinesi giunti sino a noi.

La leggenda ne attribuisce la stesura a Fu Xi, il primo Imperatore della Cina, che avrebbe, in modo soprannaturale, ricevuto la “rivelazione” degli otto trigrammi (Ba Gua, da “Ba” – otto e “Gua” – trigramma o esagramma), che sono il cardine dell’opera. Più realisticamente il testo è stato in parte redatto al tempo del Re Wen (che regnò dal 1099 a.C al 1050 a.C.), se non propriamente da lui, e di Zhou Gong (…. – 1032 a.C.), noto anche come “Duca di Zhou”. La struttura definitiva dell’opera è, comunque, frutto di revisioni e integrazioni avvenute durante la Dinastia Zhou Occidentale (1045 a.C. – 771 a.C.). Il testo si presenta come una raccolta di formule e di detti popolari, a cui sono associati dei commenti di epoche successive (che la leggenda vorrebbe stilati da Confucio in persona!); di fatto sono individuabili due parti: il “Classico” o “Jing” e il “Commentario” o “Zhuan”.

Nel corso dei millenni, l’Yi Jing è stato utilizzato come strumento divinatorio e astrologico, ma non solo: vi hanno attinto ampiamente sia i due rami principali della filosofia cinese, il daoismo e il confucianesimo, sia le scienze naturali della Cina, sia l’arte del buon governo e l’arte della guerra della Terra di Mezzo, sia la religione (basti pensare all’uso dei trigrammi in alcuni rituali daoisti, sia ortodossi che eterodossi). La diffusione e l’interesse per l’opera, sia in Oriente che in Occidente, ha però portato a interpretazioni dei contenuti, spesso, volte ad avvalorare la propria visione del mondo e le proprie teorie che nulla hanno a che fare con l’Yi Jing stesso o addirittura col mondo cinese! Questa tendenza ha generato confusione e non una interpretazione e collocazione autentica dell’opera.

Genuino, profondo e “autoctono” è sicuramente l’influsso del Libro dei Mutamenti sul pensiero daoista e confuciano: chiari riferimenti li riscontriamo, infatti, sia in alcuni aforismi del “Daodejing” (letteralmente “Il Libro della Via e della Virtù”, di datazione alquanto incerta e di attribuzione, altrettanto incerta, a Laozi), sia nei “Dialoghi” (“Lun Yu”, letteralmente “Discussione sulle Parole”: raccolta di conversazioni di Confucio e dei suoi discepoli, databile tra il 479 a.C. e il 221 a.C.), dove troviamo spesso il concetto di “Mutamento”, di continua trasformazione, come cardine dell’Universo e della Vita (diremmo del Macrocosmo e del Microcosmo, in cui avviene costantemente il trapasso di un fenomeno in un altro). Altrettanto genuina e certa è l’origine “oracolare” dell’Yi Jing: nell’antica Cina gli oracoli si usavano per ogni cosa, ma anche ai giorni nostri ne riscontriamo un ampio impiego per le finalità più disparate.

Trigrammi e esagrammi: da quattro a otto a sessantaquattro segni.

Nell’Yi Jing troviamo delle rappresentazioni di linee intere e spezzate, che combinate in terne originano otto cosiddetti “trigrammi”. Due trigrammi sovrapposti generano sessantaquattro “esagrammi”. Trigrammi e esagramma rappresentano “ciò che avviene in cielo e in terra”, nel Macrocosmo e nel Microcosmo, e il commento associato, adeguatamente interpretato, fornisce l’oracolo.

Tornando alle rappresentazioni (trigrammi e esagrammi), esse sono composte da linee intere e linee spezzate: la linea intera rappresenta lo Yang (o anche il Cielo), la linea spezzata lo Yin (o anche la Terra). Dalla loro combinazione si originano, quindi, quattro coppie di linee intere e spezzate sovrapposte (due linee intere, due linee spezzate, una linea intera sovrapposta ad una spezzata e una linea spezzata sovrapposta ad una intera). Aggiungendo un ulteriore elemento lineare si passa dal sistema binario alle otto triplette che descriviamo qui sotto, indicandone il nome e l’immagine associata:

  1. Una linea spezzata, una intera e una spezzata (Yin-Yang-Yin) – Kan (K’an) – Acqua.
  2. Una linea intera e due linee spezzate (Yang-Yin-Yin) – Gen (Ken) – Monte.
  3. Due linee spezzate e una linea intera (Yin-Yin-Yang) – Zhen (Chen) – Tuono.
  4. Due linee intere e una linea spezzata (Yang-Yang-Yin) – Xun (Sun) – Vento.
  5. Una linea intera, una spezzata e una intera (Yang-Yin-Yang) – Li (Li) – Fuoco.
  6. Tre linee spezzate (Yin-Yin-Yin) – Kun (K’un) – Terra.
  7. Una linea spezzata e due intere (Yin-Yang-Yang) – Dui (Tui) – Lago.
  8. Tre linee intere (Yang-Yang-Yang) – Qian (C’hien) – Cielo.

Gli otto trigrammi rappresentano tutte le possibili combinazioni tra Yin e Yang e, quindi, tutte le forze in azione e in trasformazione nel Mico e Macrocosmo. Sovrapponendo a turno gli otto trigrammi otteniamo (otto x otto) i sessantaquattro esagrammi dell’Yi Jing, composti, quindi, ciascuno da un trigramma superiore e da un trigramma inferiore.

Le otto direzioni e la Carta di Battaglia.

Tralasciamo indicazioni sull’uso divinatorio dell’Yi Jing per fare, invece, menzione al collegamento con le “otto direzioni” e al suo utilizzo nella “Carta di Battaglia”.

Oltre ai “cinque punti cardinali” (Nord, abbinato all’Elemento Acqua; Est, abbinato all’Elemento Legno; Sud, abbinato all’Elemento Fuoco; Ovest, abbinato all’Elemento Metallo; Centro, abbinato all’Elemento Terra), in cinesi considerano, tradizionalmente, “otto direzioni”, messe in relazione con gli otto trigrammi sopra descritti. Procedendo in senso orario e ponendo il Nord in alto, avremo:

  1. Nord, associato a Kan.
  2. Nord-Est, associato a Gen.
  3. Est, associato a Zhen.
  4. Sud-Est, associato a Xun.
  5. Sud, associato a Li.
  6. Sud-Ovest, associato a Kun.
  7. Ovest, associato a Dui.
  8. Nord-Ovest, associato a Qian.

Queste otto direzioni sono espressamente indicate nel “Commentario” (Zhuan) dell’Yi Jing.

Tracciati in cerchio, nelle direzioni sopra indicate, gli otto trigrammi configurano la cosiddetta “Carta di Battaglia”, utilizzata in alcuni riti daoisti (come quelli svolti per erigere l’altare daoista o in alcuni riti esoterici), ma anche con finalità (anticamente) militari. Risulta evidente che il trigramma Gen rappresenta il punto di maggior vulnerabilità di un esercito accerchiato dai nemici: se la prima linea Yang (linea intera) e quindi “forte”, viene sopraffatta dal nemico, questo troverà due linee spezzate Yin “deboli” e potrà penetrare all’interno dello schieramento difensivo! Nessun nemico attaccherà mai la posizione Qian (tre linee intere, Yang), in quanto invulnerabile, ma nemmeno la posizione Kun (tre linee spezzate, Yin) poiché sarebbe una strategia troppo ovvia e sicuramente troverebbe, a difesa, un esercito in agguato. L’esito della battaglia si giocherà, quindi, a livello Gen (che sembra forte ma è debole!).

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Autore: studiomalnati

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