Moxa (detta anche Moxibustione o Jiu) a Varese: sessioni individuali e corsi col M° Pietro Malnati.

Le Discipline Energetiche Tradizionali Cinesi comprendono anche la Moxa. Con tale termine (o “Moxibustione”, ma il vocabolo cinese è “Jiu”: infatti Moxa è un sostantivo inglese che deriva dai caratteri giapponesi “Moe” e “Kusa”, che significano rispettivamente “bruciare” e “erba”) si indica l’applicazione di calore su Agopunti, Meridiani o aree cutanee, attraverso un “sigaro” di un’erba particolare, l’artemisia, o attraverso l’uso diretto dell’artemisia stessa, opportunamente trattata, sulla pelle del cliente (eventualmente frapponendo una fettina di zenzero bucherellata, una fettina d’aglio, un piccolo strato di fagioli schiacciati, una polvere ottenuta macinando l’aconito e inumidita con acqua o vino bianco, o utilizzando come “base” sale o argilla). L’uso del sigaro di artemisia è sicuramente più semplice e comodo e non presenta il rischio di lasciare bruciature, anche se lievi: proprio per questo noi impieghiamo nelle sessioni individuali e insegniamo durante i nostri corsi questa tecnica “indiretta”, che risulta gradita al cliente e priva di pericoli ed effetti collaterali.

– A che cosa serve la Moxa o Jiu?

La Moxa è utili per migliorare il benessere e aumentare la vitalità dei clienti, attraverso un riequilibrio energetico attuato sulla base delle teorie della filosofia cinese.

– A quando risale il suo utilizzo e quali sono le fonti storiche principali?

Sembra fosse già praticata, come le altre branche dell’Energetica Cinese, all’epoca dell’Imperatore Giallo (2697 a.C. – 2597 a.C.), quindi la sua storia inizia precedentemente a quella data. Ne troviamo sicuramente riferimento in testi su rotoli di seta e su tavolette di bambù, trovati in una tomba risalente al 168 a.C. (comunque della dinastia Han occidentale: 206 a.C. – 9 d.C.) a Mawangdui, presso Changsha (Hunan). Vari testi furono pubblicati nel corso del III secolo d.C. (come “Il metodo di Moxibustione di Chao”). Numerosi sono i riferimenti contenuti, poi, nel Huangdi Neijing (Classico di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo), la cui stesura attuale venne organizzata da Wang Bing (710 – 804 d.C.), quindi durante la Dinastia Tang, ma la redazione vera e propria del trattato risale, probabilmente, al periodo dei Regni Combattenti (453-222 a.C.); su questo punto, però, non tutti i sinologi concordano ed alcuni di loro affermano che il nucleo più antico del testo derivi da fonti databili tra il 400 a.C e il 260 d.C.: dato che il “Classico” si riferisce, comunque, al periodo in cui visse l’Imperatore Giallo, è chiaro che la narrazione riguarda l’epoca in cui tale Imperatore regnava. Altri testi importanti sono il Zhenjiu Dacheng (Grande compendio di agopuntura e moxibustione) del 1601 e il Leijing Tuyi (Ala illustrata al classico delle categorie) del 1624. Numerose sono, poi, le opere contemporanee, non solo cinesi ma anche giapponesi e occidentali.

– Che cos’è l’artemisia e come si confezionano i sigari?

L’artemisia è un’erba perenne della famiglia delle composite, diffusa in Europa, in Cina e in Giappone, in diverse varietà. Tradizionalmente quest’erba veniva raccolta nel quinto mese lunare e fatta essiccare al sole per tre anni. Della pianta si utilizzavano le foglie (private delle nervature) polverizzate ed eventualmente addizionate ad altre sostanze, come lo zenzero, il pangolino, etc.. Ora si usano, generalmente, solo le foglie ed eventualmente i boccioli, raccolti ad inizio estate, macinati e filtrati dopo un’essiccazione valutata come “sufficiente” a consentire una combustione graduale e senza fiamma, proprietà fondamentali per un’applicazione del calore “delicato”. Dopo la macinazione e la filtratura, il prodotto ottenuto è detto “lana Moxa”: questa lana viene arrotolata con carta di gelso di colore bianco, formando un “sigaro” di lunghezza pari a circa 20 cm. (6 cun utilizzabili, corrispondenti alla larghezza di circa 6 pollici o di 8 dita della mano di un adulto). Il sigaro viene poi avvolto in carta colorata, che funge da protezione e viene rimossa, parzialmente, prima dell’uso.

– Come si accendono e si spengono i sigari di Moxa e quanto durano?

I sigari vengono accesi ad una delle estremità con un fiammifero o con un accendino e vi si “soffia sopra” per rendere tutta la sezione incandescente e produrre un consumo regolare. Per spegnere il sigaro si utilizzano “spegni Moxa”, in legno o in metallo, che fungono anche da supporto per il bastoncino dopo l’utilizzo (per questo vengono indicati, a volte, col termine “porta e spegni Moxa”): si tratta di recipienti con diametro di poco superiore a quello del sigaro, che “soffocano” la brace, isolandola dall’ossigeno dell’aria. E’ anche possibile tagliare la punta del bastoncino o immergerla in acqua: in quest’ultimo caso è consigliabile aspettare almeno 48 ore prima di riaccendere il prodotto, per consentire che si asciughi bene e che la combustione sia, di conseguenza, nuovamente graduale.

Per quanto riguarda la durata, ogni cun brucia per circa 10-12 minuti: quindi i 6 cun del bastoncino consentono un utilizzo di durata compresa tra i 60 e i 72 minuti circa.

– Ci sono controindicazioni all’utilizzo della Moxa?

L’utilizzo della Moxa indiretta (cioè dei sigari di artemisia) è piacevole per il cliente (che percepisce una gradevole sensazione di calore sulla pelle), sicuro e assolutamente privo di controindicazioni e di effetti collaterali. Per prudenza e buon senso, si sconsiglia di effettuare sessioni solo con persone con febbre alta (oltre i 38°), su zone cutanee che presentano lesioni ben visibili e con bambini molto piccoli.

– Quali sono i metodi di Moxibustione?

I metodi di impiego del sigaro di Moxa sono almeno cinque:

  1. Il sigaro di Moxa è mantenuto fisso sul punto scelto, alla distanza di circa 2-3 cm., allontanandosi temporaneamente per 3-4 secondi se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi , il tutto per circa 3-5 minuti (o poco più);
  2. Il sigaro di Moxa è mosso linearmente, in avanti e indietro, includendo nel tragitto il punto prescelto o percorrendo una porzione di Meridiano comprendente più punti, mantenendosi alla distanza di circa 2-3 cm., per circa 5 minuti (o anche di più);
  3. Il sigaro di Moxa è mosso circolarmente attorno al punto selezionato, alla distanza di circa 2-3 cm., allontanandosi temporaneamente (per 3-4 secondi) se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi, il tutto per circa 5 minuti (o anche di più);
  4. Il sigaro di Moxa è avvicinato e distanziato più e più volte al/dal punto scelto, con movimento detto “a becchettio” o a “beccata di passero”, allontanandosi temporaneamente (per 3-4 secondi) se il cliente dichiara che la sensazione non è più piacevole, per poi riavvicinarsi, il tutto per 2-5 minuti (dato che questa tecnica è molto riscaldante, non si superano di solito i 5 minuti, anzi generalmente ci si mantiene sui 2-3 minuti al massimo);
  5. Il sigaro di Moxa è mosso lentamente lungo i Meridiani (o alcuni tratti di essi), seguendo il flusso del Qi, alla distanza di circa 2-3 cm., per un tempo variabile a seconda del numero dei Meridiani selezionati (dato che questa tecnica è meno riscaldante delle altre citate, sul singolo meridiano ci si può mantenere per 20 minuti o anche di più, e l’intera sessione può durare quasi quanto una di Tuina).

Se eseguita su singoli punti, ogni sessione di Moxa ne comprende di solito non più di 6, ma l’aggiunta di un numero maggiore di punti non è vietata.

– Se non si ha a disposizione un sigaro di Moxa, è possibile utilizzare una sigaretta o un sigaro di tabacco?

Nonostante alcuni accettino questa possibilità, noi siamo decisamente contrari: il fumo prodotto dalla combustione del tabacco della sigaretta o del sigaro, anche se non “aspirato”, è sicuramente nocivo, a differenza di quello prodotto con il sigaro di artemisia. Esistono poi differenze sul tipo di calore sprigionato (radiazione termica): meglio restare, quindi, fedeli alla tradizione!

– Quali sono i vantaggi della Moxa?

Essendo piacevole per il ricevente e, come già detto, priva di rischi e di effetti collaterali, la Moxa (in sigari) può rappresentare un’interessante completamento delle sessioni di Tuina ed essere insegnata nei corsi di Tuina, di Qigong e di Automassaggio; può anche essere oggetto di sessioni specifiche, in cui si utilizza il Jiu come tecnica unica. Presenta, inoltre, il vantaggio di essere estremamente semplice e, quindi, può essere praticata direttamente dal cliente su sé stesso, dopo aver appreso dall’operatore le necessarie conoscenze, abilità e competenze tecniche.

Programma sintetico del corso base.

Per quanto riguarda i cinque metodi principali di utilizzo del sigaro di Moxa, questi sono stati già indicati più sopra e saranno tutti presentati durante i nostri corsi.

Tali metodi vengono applicati su punti o Meridiani o aree cutanee, localizzati in diverse zone del corpo.

Analizzeremo le modalità di localizzazione dei punti/Meridiani/aree cutanee e di applicazione dei metodi con riferimento a:

  1. TESTA;
  2. COLLO;
  3. SPALLE;
  4. BRACCIA;
  5. GOMITI;
  6. AVAMBRACCI;
  7. POLSI;
  8. MANI;
  9. TORACE;
  10. ADDOME;
  11. SCHIENA;
  12. ANCHE;
  13. COSCE;
  14. GINOCCHIA;
  15. GAMBE;
  16. CAVIGLIE;
  17. PIEDI.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

 

 

 

Autore: studiomalnati

Counseling e Coaching, con Specializzazione in Discipline Orientali, Olistiche e Bio Naturali (Libera Professione ai sensi della Legge n. 4/2013) - P.IVA: 03395340122.