Relazione tra Rivoluzione Culturale e diffusione del Qigong in Cina, secondo Yu Yongnian.

Ho letto recentemente un’intervista, di alcuni anni fa, fatta da Karim Nimri al Prof. Yu Yongnian (1920-2013), uno dei maggiori divulgatori dello Zhanzhuang Qigong (Lavoro Energetico del Palo Immobile) a livello mondiale, già Membro Onorario del Consiglio dell’Associazione della Scienza Qigong della Repubblica Popolare Cinese e Consigliere dell’Associazione Americano-Cinese di Qigong. Il Prof. Yu è noto anche per essere stato allievo, a partire dal 1944, del Grand Master Wang Xiangzhai, il “codificatore” dello Yiquan-Dachengquan (Boxe dell’Intenzione-Boxe della Grande Realizzazione), dal quale ha appreso proprio gli esercizi di Zhanzhuang (Palo Immobile).

L’intervista contiene alcune informazioni interessanti, che riassumo per punti:

  1. Dopo la “liberazione” e la salita al potere di Mao Zedong divenne pericoloso mostrare interesse per le Arti del Confronto. Tali circostanze politiche spinsero alcuni marzialisti a dedicarsi esclusivamente agli aspetti Yangsheng (Nutrire la Vitalità) della loro Arte. Tra questi Wang Xiangzhai che a partire dal 1949 si focalizzò sullo Yangsheng Zhuang (Palo per Nutrire la Vitalità), lasciando l’insegnamento della Boxe ad altri suoi allievi, principalmente a Yao Zongxun.
  2. Durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976) fu rigorosamente proibita la pratica delle Arti Marziali e ciò spinse ancora di più alcuni Maestri a concentrarsi sul Qigong, mentre altri proseguirono con un insegnamento “clandestino” del Wushu (Arte Marziale) nelle proprie abitazioni. Il già citato Yao fu costretto a lasciare Pechino e a trasferirsi con la famiglia a lavorare in campagna! Poté rientrare a Pechino e riprendere la sua attività didattica solo alla fine degli anni Settanta.
  3. Il Prof. Yu, odontoiatra, era per formazione più interessato allo Yangsheng che al Wushu e studiò gli aspetti pro-energetici e vitalistici dello Yiquan direttamente con Wang Xiangzhai sin dal 1944. Nel 1953 introdusse i primi corsi di Zhanzhuang in strutture pubbliche, non trovando ostacoli da parte delle autorità che, anzi, grazie all’interesse e al successo derivante da tale iniziativa, promossero la costituzione di altri centri di pratica (statali) a Pechino e in altre città della Cina. Ciò che Yu insegnava, come già detto, era lo Zhanzhuang di Wang Xiangzhai, ma spesso il termine con cui venivano indicati quegli esercizi era “Qigong”, perché tale vocabolo era svincolato dalle pratiche marziali e godeva, di conseguenza, di “maggior reputazione” in quegli anni, per le vicende politiche citate.
  4. Quindi la diffusione del Qigong fu dovuta, come già sottolineato, alla proibizione della pratica delle Arti Marziali durante la Rivoluzione Culturale, ma fu indubbiamente agevolata anche dal benessere e dall’aumento della vitalità (quindi dal miglioramento della qualità della vita) che testimoniavano i praticanti.
  5. A partire dagli anni Settanta, in conseguenza al “boom” del Qigong, emersero tanti nuovi “sistemi” diversi dallo Zhanzhuang: a detta del Prof. Yu alcuni di essi erano positivi, mentre altri rappresentavano delle vere e proprie truffe! Alcuni pseudo-maestri, infatti, dichiaravano effetti miracolosi connessi alla loro arte, effetti che non avevano però validazione scientifica e che, di conseguenza, non potevano che arrecare danno al vero Qigong, perché lo facevano percepire come una sorta di pratica “magica”!
  6. A complicare la situazione contribuì la diffusione, a partire dagli anni Novanta, del Falungong (disciplina Yangsheng nota anche come Falundafa) che fu visto dal Partito Comunista Cinese come una “minaccia alla stabilità politica”. Ciò determinò la progressiva scomparsa dell’insegnamento del Qigong nelle strutture pubbliche (sicuramente a partire dal Duemila): divenne, conseguentemente, una pratica personale, domestica o confinata all’interno di alcune Scuole e nei parchi cittadini. Parallelamente crebbe, invece, l’interesse per lo Yangsheng in Occidente, dove emigrarono alcuni Maestri cinesi.

Va aggiunto a quanto raccontato dal Prof. Yu che negli ultimi anni si è registrata una rinascita del Qigong in Cina, specialmente grazie alla Federazione Cinese di Wushu, che propone gli esercizi Yangsheng come disciplina sportiva finalizzata al miglioramento del benessere, con tanto di “gare di forme codificate”. Per me pensare al Qigong come sport, per di più “competitivo”, è assurdo, però questa “interpretazione” si sta diffondendo, ahimè, anche in Occidente.

Vi ricordo, comunque, che il Qigong amato dal Prof. Yu Yongnian, cioè lo Zhanzhuang, resta al di fuori (fortunatamente) dei circuiti sportivi ed è facilmente accessibile sia in Cina (grazie all’attività di diffusione promossa da Yu stesso sino alla sua morte avvenuta nel 2013, ma anche dai numerosi allievi formati dal M° Wang Xiangzhai e dal M° Yao Zongxun), sia in Occidente. La nostra Scuola promuove principalmente (ma non esclusivamente) proprio questo stile di Qigong.

Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.comhttps://studio-malnati.com/

Autore: studiomalnati

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