La Legge Regionale Lombarda sulle DBN: altre considerazioni – seconda parte.

Ad integrazione del nostro articolo precedente sulla Legge Regionale Lombarda n. 2/2005 (La Legge Regionale Lombarda sulle DBN: altre considerazioni), pubblichiamo due interessanti allegati.

Il primo è un documento del Consiglio Direttivo del Comitato Tecnico Scientifico per le DBN della Lombardia, riguardante le “Certificazioni di Competenza”.

Il secondo è una informativa della Commissione Verifiche del Comitato Tecnico Scientifico per le DBN della Lombardia, di cui omettiamo la prima parte (sulla terminologia inerente le Certificazioni di Competenza e l’apprendimento formale, informale e non formale) in quanto già da noi inserita in un altro nostro articolo (Discipline Bio Naturali e Leggi Regionali: il caso della Regione Lombardia) e riportiamo la seconda, relativa agli “errori più frequenti” commessi dalle Associazioni Professionali che intendono entrare nell’elenco previsto dalla Legge n. 4/2013, errori sottolineati dal Mise (al cui sito l’informativa si riferisce).

Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

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Allegato 1: COMITATO TECNICO SCIENTIFICO DELLE DBN DELLA REGIONE LOMBARDIA

Le “Certificazioni di Competenza”, facciamo chiarezza!

In riferimento al rilascio di “Attestazioni di Competenza” in DBN rilasciate da Enti di Formazione Accreditati iscritti nel Registro Regionale gestito dal Comitato Tecnico Scientifico (Legge 2/2005) e riconosciute dalla Regione Lombardia e, alle altre certificazioni rilasciate a vario titolo da Enti di Formazione non Accreditati o da Associazioni Professionali, ci compete il dovere di fare alcune precisazioni. La confusione creata da interpretazioni imprecise e a volte, fuorvianti e ingannevoli, divulgate da Enti, Scuole, Associazioni Professionali e altri soggetti, rischia di danneggiare utenti, professionisti e allievi in formazione.

Troppo spesso termini come “Certificazione di Competenza”, “Attestato di Qualità”, “Diploma Professionale”, “Registro Nazionale Operatori”, “Attestazione di Qualificazione”, “Certificazione di Qualificazione Professionale”, “Ente o Professionista Accreditato” ecc., vengono usati a sproposito o in maniera ambigua allo scopo di creare immagini e/o aspettative ingiustificate nell’utenza.

Precisiamo pertanto:

a) Le attività professionali afferenti alle DBN non sono regolamentate e pertanto non necessitano di alcuna abilitazione per l’esercizio dell’attività. Si tratta di attività libere che possono essere svolte da chiunque nel rispetto delle normative fiscali e dei regolamenti in materia di sicurezza, igiene ecc. Tali attività possono essere svolte anche in forma di lavoro subordinato e d’impresa. Pertanto, tutte le iniziative formative che promettono diplomi, attestati o patentini ecc. definiti come “ABILITANTI” sono illegittime quando non vere e proprie truffe ai danni degli utenti.

b) Le Regioni possono prevedere, all’interno e in coerenza con i propri sistemi formativi, il rilascio di “Qualifiche” o “Attestazioni di Competenza” relative a determinati profili professionali o anche a singole competenze. La Regione Lombardia è all’avanguardia nella creazione e nella gestione di un sistema di “Certificazione delle Competenze” che si basa sulle competenze inserite nel Q.R.S.P. (Quadro Regionale degli Standard Professionali). In parole povere la regione Lombarda inserisce nel Q.R.S.P. (Quadro Regionale degli Standard Professionali), in sintonia con le parti sociali e datoriali, i profili e le competenze tecnico-professionali che il mondo del lavoro richiede e/o che emergono dalla realtà sociale in continua evoluzione. A questo devono fare riferimento gli Enti di Formazione Accreditati presso la Regione e iscritti nel Registro Regionale delle DBN (sez. A) nel rilasciare “Attestati di Competenza”. Quindi gli “Attestati di Competenza” con logo regionale vengono rilasciati esclusivamente da un Ente di Formazione Accreditato a seguito di percorsi realizzati sulla base di standard di erogazione e di certificazione regionali.

c) La Regione Lombardia ha inserito nel Q.R.S.P., nella sezione “Competenze Libere e Indipendenti”, le competenze professionali relative a 16 Discipline Bio Naturali e nel Decreto n. 646 del 31/01/2013 ha stabilito le modalità di attivazione dei percorsi al termine dei quali è possibile rilasciare gli “Attestati di Competenza” riconosciuti dalla Regione. In sintesi le modalità prevedono:

  • “I corsi finalizzati all’attestazione delle competenze libere e indipendenti non possono essere accessibili a principianti nella disciplina bionaturale, oggetto della formazione specifica”;
  • “I corsi devono prevedere un’articolazione oraria non inferiore a 48 ore, con ore di 60 minuti. Le ore dedicate alla verifica finale non rientrano nelle 48 ore del monte ore minimo stabilito per ogni percorso”
  • “La percentuale massima di crediti formativi riconoscibili nei percorsi che rilasciano Attestati di Competenza regionale in DBN è pari al 30%”.

N.B. Non sono pertanto regolari corsi che ammettano partecipanti privi di una adeguata formazione pregressa nella specifica disciplina per la quale viene rilasciato l’Attestato e che non siano progettati e erogati su 48 ore + le ore per la valutazione (il riconoscimento dei crediti formativi fino ad un massimo del 30% è individuale sulla base di una specifica formazione pregressa del singolo partecipante). Non sono quindi progettabili e erogabili per il futuro corsi organizzati in difformità applicando un generale riconoscimento collettivo di crediti formativi.

d) Gli “Attestati di Competenza” in una DBN rilasciati al termine di un corso che rispetti la struttura delle   competenze prevista dal QRSP e le modalità di svolgimento previste dal Decreto n. 646/2013 sono riconosciuti dalla Regione e hanno pertanto un valore pubblico. Questo non vuol dire che siano abilitanti per il semplice motivo che non esistono e non sono necessarie abilitazioni di nessun tipo per svolgere una attività libera (ovvero non organizzata e non regolamentata).

e) La Regione Lombardia con la Legge 2/2005 non ha inteso istituire una nuova figura professionale (competenza dello Stato Centrale) ma ha voluto istituire un Registro degli Enti di Formazione ed un Registro degli Operatori in D.B.N. che potesse dare garanzie agli utenti in ordine alla formazione e all’esperienza degli Operatori. L’iscrizione al Registro è volontaria e non è obbligatoria ai fini dell’esercizio della attività.

f) Non esistendo diplomi o certificati abilitanti per l’esercizio di attività libere come le DBN, precisiamo che anche le certificazioni UNI, i cosiddetti “patentini CONI” e altre forme di attestazioni non hanno alcun valore abilitante poiché le Discipline Bio-Naturali non sono regolamentate per legge. L’iscrizione a “Registri Nazionali”, “Collegi Internazionali”, “Enti Accreditati dell’Unione Europea”, “Elenchi Professionisti”, “Albi Certificati”, “Provider Autorizzati”, ecc. sono iscrizioni a elenchi che non hanno carattere istituzionale. Qualsiasi associazione, federazione, società, ente ecc. può legittimamente costruire un proprio elenco, albo o quant’altro e pubblicizzarlo, ma si tratta comunque di elenchi o albi privati autoreferenziali.

g) La legge 4/2013 istituisce presso Il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) un elenco a cui possono iscriversi le Associazioni Professionali che rispettino alcuni requisiti stabiliti dalla legge stessa. Erroneamente alcune Associazioni Professionali pubblicizzano le loro certificazioni private come “Attestati di Qualità e Qualificazione Professionale” ai Professionisti iscritti. In realtà la legge 4/2013 (art. 4) si limita a prescrivere norme specifiche per le Associazioni Professionali che “autorizzano i propri associati a utilizzare il riferimento all’iscrizione all’Associazione quale marchio o attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi “. Precisiamo che il termine “attestato di qualità e di qualificazione professionale” è riferito ai servizi, non ai professionisti, coerentemente con l’intento del legislatore di tutelare l’utenza. Prova ne è il fatto che l’elenco delle Associazioni Professionali pubblicato sul sito del MISE istituisce una sezione destinata alle: “Associazioni che rilasciano l’attestato di qualità dei servizi” e una per quelle che non lo rilasciano. Ma si tratta sempre e comunque di qualità dei servizi e non di qualità degli operatori.

Quanto sopra per ristabilire una corretta descrizione della realtà. Detto questo, ci limitiamo a osservare che i Registri Regionali della Lombardia, le Associazioni Professionali iscritte o non iscritte nell’elenco pubblicato dal MISE, le Associazioni di Promozione Sportiva e il sistema di accreditamento dell’UNI sono tutte realtà che hanno ragione di esistere e una propria utilità nel proprio campo e settore. Auspichiamo una serena collaborazione tra tutti questi Enti per favorire la valorizzazione delle DBN nel rispetto dei Cittadini, Consumatori Clienti/Utenti e nella totale veridicità e trasparenza delle informazioni e delle comunicazioni.

Il Consiglio Direttivo del Comitato Tecnico Scientifico

Milano, 27 marzo 2015

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Allegato 2: CTS LOMBARDIA – COMMISSIONE VERIFICHE 

Informativa

(Prima parte omessa)

Sul sito del Ministero dello sviluppo economico troviamo:

ERRORI PIÙ FREQUENTI

Spesso le associazioni professionali che intendono entrare nell’elenco delle associazioni professionali previsto dall’art.2, comma 7, della legge 4/2013, compiono errori che pregiudicano o quanto meno ritardano il loro ingresso nell’elenco. Uno degli errori più frequenti è l’uso di espressioni non corrette nella denominazione, nei documenti ufficiali (ad esempio nello statuto) e sul sito web.

Tra gli errori da evitare, se ne evidenziano alcuni particolarmente importanti e frequenti:

RIFERIMENTI INCONGRUI A “CERTIFICAZIONE” E “ACCREDITAMENTO”

Alcune associazioni si dicono in grado di rilasciare “certificazioni“ nei confronti dei propri iscritti. Si chiarisce che non è compito dell’associazione professionale certificare i propri soci, compito che spetta se mai ad un organismo di certificazione accreditato da ACCREDIA. Infatti, la “certificazione” di qualità non va confusa con l’attestazione che le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti ai sensi degli artt. 4, 7 e 8 della legge 4/2013, in quanto essa può essere rilasciata solo da un organismo di certificazione accreditato da ACCREDIA ai sensi del suddetto regolamento europeo 765/2008. L’attestazione può, se mai, rivestire il carattere di “attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi” prestati dall’associato (cfr. art. 4, comma 1, secondo periodo). Altre associazioni, invece, usano il termine “accreditamento” nei confronti dei propri soci, o di corsi o centri di formazione ai quali vogliono attribuire un particolare riconoscimento. Anche in questo caso si chiarisce che il concetto di “accreditamento” è estraneo alle competenze delle associazioni professionali come previste nella legge 4/2013. Infatti, esso ha nel nostro sistema un particolare significato collegato al regolamento europeo 765/2008. In tale contesto, solo un organismo di valutazione della conformità può essere legittimamente accreditato dall’ente unico nazionale di accreditamento (che in Italia è ACCREDIA). Lo stesso termine viene anche utilizzato dalle Regioni per “accreditare” corsi di formazione professionale e/o i soggetti che li tengono, ai sensi della normativa vigente. Non si vede, quindi, come una associazione professionale possa “accreditare” i propri soci, né come possa accreditare scuole o corsi di formazione, arrogandosi prerogative proprie delle amministrazioni regionali. Se mai, si dovranno usare dei sinonimi, per spiegare che l’associazione accetta e riconosce, a fini interni, attività formative svolte da terzi.

(per le professioni vicine al campo sanitario) RIFERIMENTI A “DIAGNOSI, CURA, ASSISTENZA,PREVENZIONE E RIABILITAZIONE” (attenzione anche ai sinonimi)

Un problema di notevole importanza è costituito dalla possibile sovrapposizione con le “professioni sanitarie” escluse dal campo di applicazione della legge 4/2013, ai sensi del’art.1,comma 2 della legge stessa. Infatti, in data 7 febbraio 2013, è stato stipulato un accordo-quadro tra Ministero della Salute e Regioni, che ha sancito che “le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzioni in campo sanitario sono attività di competenza e riservate alle professioni sanitarie”, affidando nel contempo al Consiglio Superiore di Sanità una più organica definizione delle attività stesse. Il Consiglio, successivamente decaduto e poi ricostituito, è stato investito della questione solo nel 2014. Nel frattempo, la definizione degli ambiti di sovrapposizione fra professioni non organizzate in ordini e collegi e professioni sanitarie è affidata alla valutazione congiunta dei due Ministeri dello Sviluppo Economico e della Salute, che cercano di ricavare dai principi generali dell’ordinamento e dall’esame di casi precedenti criteri applicabili alla singola fattispecie. In ogni caso, l’indicazione di tali attività o di loro sinonimi (es. “terapia”) è causa sicura di esclusione dall’elenco delle associazioni professionali previsto dalla legge 4.

CARENZE DEL SITO WEB

Spesso il sito web non contiene tutti gli elementi informativi previsti dagli articoli 4 e 5 della legge 4/2013, oppure li riporta in modo confuso e non facilmente accessibile, quanto meno non a partire dalla “home page”. A tal riguardo, si ricorda che, secondo le istruzioni ministeriali (cfr. p. 2), si ritiene essenziale che l’utente possa accedere a tali dati direttamente dalla pagina iniziale del sito e senza la necessità di preventiva registrazione, anche a tutela dei propri dati personali. Nelle stesse istruzioni, si suggerisce, come già fatto con buoni risultati da alcune associazioni, pur nel rispetto della libertà di espressione dell’associazione, che le informazioni relative alla legge 4/2013 vengano raggruppate in una specifica sezione del sito web, ovviamente accessibile dalla pagina iniziale nei termini sopra esposti.

La Legge Regionale Lombarda sulle DBN: altre considerazioni.

Abbiamo già parlato della Legge Regionale Lombarda n. 2/2005 (“Norme in materia di discipline bionaturali”). In proposito si legga, su questo sito:

  1. Discipline Bio Naturali e Leggi Regionali: Il caso della Regione Lombardia;
  2. Altre considerazioni sulla normativa regionale sulle Discipline Bio Naturali e sulla Legge n. 4/2013.

Con questo scritto vogliamo, semplicemente, aggiungere a quanto già detto, che le “Sezioni” del Registro per Operatori in Discipline Bio-Naturali sono aumentate di numero e comprendono, attualmente:

  1. Biodanza;
  2. Craniosacrale Biodinamico;
  3. Essenze Floreali;
  4. Kinesiologia;
  5. Tecniche Manuali Olistiche;
  6. Naturopatia;
  7. Training del benessere;
  8. Ortho-bionomy;
  9. Pranopratica;
  10. Qi Gong;
  11. Reiki;
  12. Riflessologia Plantare;
  13. Shiatsu;
  14. Jin Shin Do;
  15. Tuina;
  16. Watsu;
  17. Biofertilità;
  18. Danzacreativa;
  19. Tai Chi Chuan;
  20. Karate Tradizionale Bionaturale.

Inoltre sono stati insediati i tavoli di lavoro per le seguenti Discipline:

  1. Yoga;
  2. Counseling Bionaturale.

Non si tratta di un mero aumento “formale” delle Sezioni: è aumentato sia il numero degli Operatori in DBN iscritti nel Registro, sia il numero degli Enti di Formazione (della Sezione “A” e della Sezione “B”): ciò evidenzia, chiaramente, un accresciuto interesse nei confronti della “prospettiva” delineata dalla Legge citata.

Ci si potrebbe chiedere se le valutazioni preliminari all’inserimento, nelle diverse “Sezioni”, degli Operatori in DBN e degli Enti di Formazione siano rigorose. In proposito va detto che:

  1. Per quanto riguarda le “Certificazioni di Competenze”, per le stesse rispondono gli Enti di Formazione “A” che le rilasciano;
  2. Per quanto riguarda le dichiarazioni espresse dagli Operatori in DBN e dagli Enti di Formazione, per le stesse rispondono i medesimi.

Ciò è chiaramente indicato nei moduli da sottoscrivere per l’iscrizione nei diversi “Registri”. Vi si legge infatti: “Il sottoscritto è consapevole che, in caso di dichiarazione mendace, sarà punito ai sensi del Codice Penale secondo quanto prescritto dall’ art. 76 del succitato D.P.R. 445/2000 e che, inoltre, qualora dal controllo effettuato emerga la non veridicità del contenuto di taluna delle dichiarazioni rese, decadrà dai benefici conseguenti al provvedimento eventualmente emanato sulla base della dichiarazione non veritiera (art. 75 D.P.R. 445/2000)”. Questo dovrebbe rappresentare un “deterrente” per eventuali “furbetti”. Sono, comunque, previsti controlli “a campione” sia sulle dichiarazioni rese, sia sul contenuto delle comunicazioni presenti su siti personali o su altri strumenti di marketing.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Tuina per Bambini a Brescia, col M° Pietro Malnati.

Il M° Pietro Malnati terrà, sabato 16 e domenica 17 maggio 2015, un seminario sul “Tuina per Bambini“, presso l’Associazione Wuwei, a Brescia. Il corso, rivolto a operatori e a studenti di Tuina, alternerà momenti teorici ad esercitazioni pratiche e consentirà di acquisire le necessarie competenze di base per affrontare i disequilibri energetici più comuni in età infantile. Seguiranno altri stage di approfondimento.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Altre considerazioni sulla normativa regionale sulle Discipline Bio Naturali e sulla Legge n. 4/2013.

Abbiamo già parlato di alcune Leggi Regionali e delle Province Autonome sulle Discipline Bio Naturali e, in generale, della normativa applicabile a quel settore. In particolare abbiamo, brevemente, esaminato:

  1. La Legge Regionale Lombarda n. 2/2005 (“Norme in materia di discipline bio naturali”) e la Legge Regionale Toscana n. 2/2005 (“Discipline del benessere e bio-naturali”): si veda, in questo sito, il nostro scritto “Discipline Bio Naturali e Leggi Regionali: Il caso della Regione Lombardia”;
  2. La Legge Regionale Umbra n. 19/2014 (“Disposizioni in materia di valorizzazione e promozione delle discipline bionaturali”): si veda “Discipline Bio Naturali: la Regione Umbria approva una legge specifica. Qualche confronto con la legge della Regione Lombardia n. 2/2005”;
  3. La Legge della Provincia Autonoma di Trento del 2013 (“Norme in materia di discipline bionaturali): si veda “Discipline Bio Naturali: la Legge della Provincia Autonoma di Trento del 16 aprile 2013”.

Si tratta, come già detto, di Leggi finalizzate alla “sola” valorizzazione dell’attività degli operatori (in discipline bio-naturali) e alla qualificazione dell’offerta delle prestazioni e dei servizi che ne derivano, attività che hanno come obiettivo il mantenimento (alcune norme regionali aggiungono pure il “recupero”) del benessere della persona. Ricordiamo che stiamo parlando di “professioni libere”, che chiunque può esercitare, non essendo oggetto di regolamentazione statale. Proprio per questo, le norme citate ribadiscono che tali attività ‘non hanno carattere di prestazione sanitaria’: in materia sanitaria, infatti, delibera lo Stato con proprie leggi! Aggiungono, pure, che l’iscrizione nei registri (a volte chiamati “elenchi”) degli operatori in DBN non costituisce comunque condizione necessaria per l’esercizio dell’attività: si veda, come esempio, l’art. 2 della citata Legge Lombarda. L’istituzione di registri/elenchi di operatori (ma anche di enti di formazione in DBN) ha, quindi, solo lo scopo di informare il potenziale utente che chi vi compare ha una formazione di un certo tipo (cioè ha seguito un certo numero di ore di lezioni frontali, un certo numero di ore di tirocinio, etc.) e possiede specifiche competenze, oppure risponde a determinati requisiti (se ente di formazione). E gli operatori che non possono dimostrare di avere seguito un tale iter didattico? Potranno continuare a lavorare tranquillamente e, se lo vorranno, fare ugualmente domanda di inserimento nei registri/elenchi, se formatisi prima dell’approvazione delle leggi citate (e/o dei regolamenti attuativi delle stesse e dei conseguenti “profili e piani dell’offerta formativa” riferibili alle specifiche DBN da loro esercitate: dovrebbero, comunque, possedere conoscenze/competenze/abilità in linea con quanto stabilito dai citati “profili…”, cosa possibile solo con un monte ore di preparazione non troppo discordante da quello ivi indicato); potranno, inoltre, ricorrere alla “certificazione di competenze regionale”, attraverso “istituzioni formative accreditate (dalla Regione) al sistema di istruzione e formazione professionale”: questa possibilità è già attiva da tempo in Regione Lombardia. Si tratta di una possibilità, non di un obbligo: chiunque può, lo ribadiamo, esercitare una professione non specificamente regolamentata dallo Stato! E la legge nazionale del 14 gennaio 2013 n. 4, dal titolo “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”, che cosa stabilisce? Tale legge, in attuazione del terzo comma dell’art. 117 della Costituzione (che stabilisce, nell’ultima modifica, che “/…/ nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservati alla legislazione dello Stato”. Tra le materie di legislazione concorrente rientrano: “/…/ tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; /…/”), esordisce al primo comma dell’art. 1 affermando che “/…/  disciplina le professioni” (intellettuali) “non organizzate in ordini o collegi /…/”, per poi ribadire, al quarto comma che “L’esercizio della professione è libero e fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica /…/”: non stupisce, perché la libertà dell’esercizio professionale è diretta conseguenza della natura di “professione non regolamentata” (o, se vogliamo, non organizzata in ordini o collegi…). Il secondo comma, sempre dell’art. 1, dichiara che la legge stessa non è applicabile alle “/…/ attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile/…/” nonché (riassumiamo) alle professioni sanitarie e a quelle artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinate da specifiche normative. L’art. 2229 del codice civile è proprio quello che sancisce che “La legge determina le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi /…/”. Ma in concreto che cosa impone la legge n. 4/2013? Impone, come si desume dal terzo comma dell’art. 1, che “Chiunque svolga una delle professioni di cui al comma 2 /…/” debba contraddistinguere “/…/ la propria attività, in ogni documento  e rapporto scritto con il  cliente,  con  l’espresso  riferimento,  quanto  alla disciplina   applicabile,   agli   estremi   della   presente   legge. L’inadempimento rientra tra le  pratiche  commerciali  scorrette  tra professionisti e consumatori, di cui al titolo III della parte II del codice del consumo /…/”. In pratica il professionista “non organizzato in ordini e collegi” deve indicare, accanto alla denominazione dell’attività esercitata, una dicitura tipo: “libera professione ai sensi della legge n. 4/2013”. Il consumatore sarà così edotto sul fatto che tale professione è, appunto, libera e quindi esercitabile da chiunque (si presuppone che il consumatore conosca tale legge e comprenda il significato di quanto viene a lui comunicato: nutriamo qualche dubbio in proposito…). La legge n. 4/2013 conferisce, inoltre, interessanti compiti alle Associazioni Professionali. L’art. 2, dopo aver ribadito che tali Associazioni sono fondate “su base volontaria” (non esiste, quindi, nessun obbligo né di costituirle né di aderirvi!) aggiunge che hanno “/…/ il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti /…/”. Come per le già citate Leggi Regionali, anche qui ci troviamo di fronte ad una attività che è “solo” di valorizzazione delle competenze dei professionisti e di informazione al consumatore. In particolare, l’informazione all’utente può riguardare: “la formazione permanente dei propri iscritti”, il “codice di condotta” adottato ai sensi del codice del consumo, il tipo di “vigilanza sulla condotta degli associati” e “le sanzioni disciplinari” loro applicabili. Il consumatore viene garantito e tutelato anche “dalla attivazione di uno sportello di riferimento” e dal divieto di adottare “denominazioni professionali relative a professioni organizzate in ordini o collegi”. L’elenco delle Associazioni Professionali che rispondono ai requisiti previsti dalla legge n. 4/2013 è pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico nel proprio sito internet (in realtà, a seconda degli “elementi informativi forniti”, ai sensi dell’art. 5, gli elenchi sono due: uno riguarda le Associazioni che rilasciano l’Attestato di qualità dei servizi, un altro riguarda le Associazioni che non rilasciano tale Attestato), Ministero che informa anche sulla “/…/ avvenuta adozione, da parte dei competenti organismi, di una norma tecnica UNI relativa alle attività professionali di cui all’art. 1”. L’eventuale adozione di una norma tecnica UNI rientra nella autoregolamentazione volontaria e nella qualificazione dell’attività dei soggetti che esercitano le professioni non organizzate in ordini e collegi, e tale autoregolamentazione è promossa dalla legge n. 4/2013 indipendentemente dall’adesione, dei professionisti, ad Associazioni Professionali (si veda l’art. 6). All’elaborazione di tali norme tecniche relative alla propria attività collaborano, comunque, le Associazioni Professionali attraverso la partecipazione ai lavori degli organi tecnici o inviando propri contributi (si legga l’art. 9). Tornando alle Associazioni Professionali, l’art. 7 della legge citata disciplina le modalità e i contenuti delle attestazioni che possono essere rilasciate ai propri iscritti. Tali attestazioni sono adottate sotto responsabilità del legale rappresentante (che rispondo anche per i contenuti presenti nel sito web associativo: in caso di false attestazioni/informazioni si avrà una violazione dell’art. 27 del Codice del Consumo) e sono finalizzate alla tutela del consumatore e alla garanzia della trasparenza del mercato dei servizi professionali. I contenuti sono così riassumibili: regolare iscrizione del professionista; requisiti richiesti per aderire all’associazione; standard qualitativi e di qualificazione professionale che gli iscritti devono rispettare nell’esercizio della loro attività; adozione o meno dello sportello di riferimento per l’utente; eventuale possesso di polizza assicurativa per responsabilità professionale; eventuale possesso di una certificazione, rilasciata da un ente accreditato, relativa alla conformità alla norma tecnica UNI. Sempre l’art. 7, al secondo comma, ribadisce che “Le attestazioni di cui al comma 1 non rappresentano requisito necessario per l’esercizio dell’attività professionale”: è evidente, trovandoci (lo sottolineiamo ancora) nell’ambito di professioni “libere”, in quanto non “organizzate in ordini e collegi”! Tornando alle norme tecniche UNI, ci viene spontanea l’osservazione che, essendo la loro pubblicazione disponibile solo a pagamento, il loro significato informativo/conoscitivo nei confronti dei consumatori è da ciò ostacolato. Inoltre dubitiamo che la maggior parte dei consumatori conosca che cosa sia una norma tecnica UNI…. Comunque la legge n. 4/2013 sottolinea, come già detto, che su tale strumento “/…/ si basa la qualificazione della prestazione professionale /…/” dei soggetti che esercitano le professioni non organizzate in ordini e collegi (art. 6, secondo comma), e su questo possiamo concordare. Se le “competenze tecnico/professionali”, le “abilità” e le “conoscenze” indicate nelle norme tecniche riguardano ambiti riservati “/…/alle professioni regolamentate, alle professioni sanitarie e a quelle artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinate da specifiche normative /…/” (art. 2229 del codice civile), non potranno, evidentemente, essere applicate alle professioni libere. Ad esempio, la norma tecnica UNI 11492 del 6 giugno 2013, relativa agli Osteopati, riguarda una professione che è, a detta del Ministero della Salute (come ribadito in risposta all’interrogazione parlamentare dell’On. Paola Binetti del 12.03.2014) attività riservata alle professioni sanitarie e come tale può essere esercitata solo da professionisti sanitari regolarmente abilitati tramite il superamento dell’esame di Stato”. Non si è, quindi, nell’ambito delle Discipline Bio Naturali, bensì delle professioni sanitarie (almeno questo è, attualmente, desumibile dalla citata opinione del Ministero della Salute). Analogamente va detto a proposito dell’Agopuntura, della Fitoterapia e dell’Omeopatia: la “Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano” ha approvato, il 7 febbraio 2013, un accordo, ai sensi dell’art. 4 del d.lgs. n. 281/1997, che all’art. 1 comma 3 afferma che “L’Agopuntura, la Fitoterapia e l’Omeopatia costituiscono atto sanitario e sono oggetto di attività riservata perché di esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico chirurgo, dell’odontoiatra professionale, del medico veterinario e del farmacista, ciascuno per le rispettive competenze”, aggiungendo al comma 4 che L’Agopuntura, la Fitoterapia e l’Omeopatia sono considerate come sistemi di diagnosi, di cura e prevenzione che affiancano la medicina ufficiale avendo come scopo comune la promozione e la tutela della salute, la cura e la riabilitazione”. Da tale accordo si ricava, anche in questo caso, che l’operatore che non ha i titoli indicati non potrà definirsi “bio naturale” e operare sostenendo di promuovere unicamente il benessere e la vitalità dell’utente (salvo eventuali interventi legislativi futuri sostanzialmente diversi). Per meglio chiarire i contenuti della Legge 4/2013 riportiamo, di seguito, un collegamento al sito del Ministero dello Sviluppo Economico. Dal sito del MISE: “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi – Domande frequenti (FAQ)“. Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com P.S.: chi ritenesse i contenuti e le osservazioni sopra riportati non precisi o corretti, è invitato a inviarmi una mail all’indirizzo “pietro.malnati@gmail.com”, precisando il motivo della contestazione e sarò pronto, se riterrò la contestazione stessa fondata, a modificare immediatamente l’articolo.