Xiaozhoutian e Dazhoutian: finalità.

Tra gli esercizi di Qigong (termine cinese composto dai caratteri Qi – energia vitale, pneuma – e Gong – abilità –, quindi traducibile come “abilità nell’uso dell’energia”) più diffusi, possiamo sicuramente annoverare il “Xiaozhoutian” (da Xiao – piccolo, minore, giovane –, Zhou – circonferenza, circuito, muoversi in cerchio, settimana, intero, completo – e Tian – cielo, giorno, tempo atmosferico, Dio –, quindi “Piccolo Circuito del Cielo”).

Esistono differenze tra le procedure proposte dalle diverse Scuole, ma è sempre prevista la conduzione del Qi (attraverso l’intenzione e/o la respirazione) lungo due degli otto Qimai (da Qi – strano, bizzarro, meraviglioso – e Mai – vaso sanguigno, vene/arterie, venatura, polso, pulsazione –, quindi “vasi meravigliosi”, anche se la traduzione prevalente è “vasi straordinari”): Renmai (da Ren – incaricare, ricoprire un incarico, incarico, compito, carica, permettere – e Mai – vaso sanguigno, vene/arterie, venatura, polso, pulsazione –, quindi “vaso incaricato”, generalmente tradotto come “vaso concezione”, probabilmente perché in alcuni testi compare anche l’ideogramma che rappresenta la donna, la quale è anche “incaricata” della gestazione) e Dumai (da Du – sorvegliare, governatore, prefetto –, quindi “vaso governatore”).

Vediamo alcune modalità di esecuzione del Xiaozhoutian. In posizione eretta, da seduti (su uno sgabello o stando a gambe incrociate) o sdraiati, ci si concentra sul Dantian (da Dan – farmaco, elisir – e Tian – campo, terreno –, quindi “campo dell’elisir”) per alcuni minuti e poi:

– inspirando si conduce il  Qi da Dumai 20 a Renmai 1 e espirando si fa risalire il Qi da Renmai 1 a Dumai 20;

– inspirando si conduce il Qi da Renmai 22 a Renmai 1 e espirando si fa risalire il Qi da Renmai 1 a Dumai 14 (in questo caso si “lavora” solo una parte dei due Qimai indicati, per evitare la sensazione sgradevole che alcuni praticanti avvertono quando il Qi è trasportato nella zona della testa);

– inspirando si conduce il Qi dal naso al Dantian; espirando lo si guida dal Dantian a Dumai 1; inspirando lo si porta da Dumai 1 a Dumai 14 e espirando si ritrasferisce il Qi da Dumai 14 al naso;

– inspirando si conduce il Qi da Dumai 1 al naso e espirando lo si riporta dal naso a Dumai 1.

L’esercizio va ripetuto per circa trenta minuti, al mattino e alla sera, tenendo la lingua a contatto col palato (per collegare Dumai e Renmai) e contraendo il pavimento pelvico durante l’espirazione (se si adotta la respirazione buddhista, altrimenti, in caso di respirazione daoista, la contrazione va eseguita durante l’inspirazione); comunque non tutte le Scuole concordano sull’obbligatorietà di queste prescrizioni. Gli occhi si mantengono, generalmente, chiusi, ma possono anche restare “semiaperti”. Anche sull’orientamento geografico da tenere durante la pratica, le diverse Scuole hanno opinioni differenti: alcune ritengono la cosa irrilevante, altre suggeriscono di “seguire il sole” (per assorbirne l’Energia), ponendosi verso est al mattino, verso sud a mezzogiorno e verso nord alla sera.

Ma quali sono le finalità della pratica del Xiaozhoutian? Renmai e Dumai sono spesso paragonati a “laghi” o “bacini” ed è loro attribuita la funzione di regolazione, rispettivamente, dei vasi principali Yin e Yang del corpo. Renmai, Dumai, gli altri sei Qimai e i 12 Jingmai (da Jing – attraversare, gestire, longitudine, ordito, testo – e Mai – vaso sanguigno, vene/arterie, venatura, polso, pulsazione –, quindi “vasi longitudinali”, ma la traduzione prevalente è “vasi principali”), sono tra loro connessi, direttamente o indirettamente. Quindi, concentrando il Qi nel Dantian e distribuendolo attraverso Renmai e Dumai, si va a regolare l’intero sistema energetico del corpo! Interessante l’opinione di C. Moiraghi sul Qigong, inteso come “via del regresso”, tendente a riattivare, nell’adulto, gli equilibri energetici del periodo embrionario (si veda “Tecniche corporee in medicina tradizionale cinese”, edizioni Jaca Book”, pagg. 74-78): Xiaozhoutian – la circolazione lungo Renmai/dumai – è “l’anello energetico di prima formazione embrionaria”, quindi la conduzione del Qi attraverso quel percorso non può che essere una pratica fondamentale.

Se pensiamo che, in embriologia, i Qimai sono (per alcuni sinologhi) non tanto vasi in cui circola il Qi, ma “trasformazioni progressive della materia” che “plasmano l’intero”, portando alla creazione di “tutto quello che compone il corpo umano” (si veda Mollard-Maiola, “L’uomo prima della nascita: embriologia energetica”, edizioni Jaca Book, pagg. 52-55), quindi degli organizzatori del Jing (qui intendiamo il carattere cinese traducibile come “Essenza”), possiamo ipotizzare che un lavoro sul Xiaozhoutian possa ricondurci alla “giusta forma”, attraverso una riorganizzazione del nostro Jing.

E il Dazhoutian (da Da – grande –, Zhou – circonferenza, circuito, muoversi in cerchio, settimana, intero, completo – e Tian – cielo, giorno, tempo atmosferico, Dio –, quindi “Grande Circuito del Cielo”) in che cosa si differenzia dal Xiazhoutian? Si differenzia per il fatto che il Qi viene diffuso, intenzionalmente, in tutti i vasi energetici del corpo: non ci si concentra solo su Renmai/Dumai, ma l’Energia viene condotta anche lungo gli arti e la pelle.

Vediamo, anche in questo caso, alcune modalità di esecuzione dell’esercizio, ricordando che le differenze tra le diverse Scuole di Qigong sono, qui, ancora maggiori:

– inspirando si assorbe il Qi attraverso le “Cinque Porte” o “Cinque Cancelli” (abbiamo già presentato questa tecnica, come la seconda sotto indicata, nell’articolo “La Respirazione attraverso le ‘Cinque Porte’”; le braccia possono anche essere tenute lungo il corpo, con i palmi rivolti verso il basso), cioè Dumai 20, Ministro del Cuore 8 e Rene 1, e lo si conduce nel Dantian; espirando si porta il Qi dal Dantian ai “Cinque Cancelli” e lo si espelle attraverso di essi;

– inspirando si assorbe il Qi attraverso la pelle e lo si conduce nel Dantian; espirando si porta il Qi dal Dantian alla pelle e lo si espelle attraverso di essa (la tecnica viene anche chiamata “Respirazione attraverso la pelle” o “Respirazione cutanea”);

– durante l’esecuzione del “Piccolo Circuito del Cielo”, inspirando si porta il Qi da Dumai 1 sino all’altezza delle spalle e espirando lo si conduce attraverso le braccia; segue un ciclo che coinvolge anche la parte anteriore del corpo e poi nuovamente la conduzione attraverso le braccia, alternando le due modalità;

– inspirando si assorbe il Qi attraverso Dumai 20 e lo si conduce nel Dantian; espirando si porta il Qi dal Dantian a Rene 1 (e da lì fuori dal corpo);

– aiutandosi con la respirazione e/o l’intenzione, si conduce il Qi lungo tutti i Mai.

Le finalità del Dazhoutian sono le stesse di quelle del Xiaozhoutian: il “Grande Circuito” è, semplicemente, una tecnica più avanzata.

Per quanto riguarda il significato dei termini “Piccolo” e “Grande”, riferiti al “Circuito”, bisogna ricordare che nel pensiero classico cinese si fa ricorso frequentemente all’analogia col mondo che ci circonda per descrivere i fenomeni (energetici) che avvengono all’interno del nostro corpo. Alcuni autori mettono, quindi, in relazione il “Piccolo Circuito” con la rotazione della Luna attorno alla Terra e il “Grande Circuito” con la rotazione della Terra attorno al Sole, che è, appunto, più “grande”, come più “grande” è la conduzione del Qi che attuiamo, in noi, con il Dazhoutian. Altri pongono l’enfasi sul fatto che la testa è il “nostro Cielo” e il basso ventre è la “nostra Terra”: il “Piccolo Circuito” riproporrebbe, al nostro interno, la relazione dinamica tra il Qi del Cielo e il Qi della Terra, tra lo Yang e lo Yin, promuovendo l’armonia/equilibrio tra queste componenti opposte; nel “Grande Circuito”, conducendo il Qi anche attraverso gli arti, si “amplia il campo” e quindi il circuito diviene, in rapporto al “Piccolo”, di dimensioni maggiori, passando da “Xiao” a “Da”.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Reiki a Varese: Seminari di Primo e Secondo Livello col M° Pietro Malnati.

Il M° Pietro Malnati terrà, sabato 21 (dalle ore 14 alle ore 18) e domenica 22 (dalle ore 10 alle ore 18) febbraio 2015, un Seminario Reiki di Primo Livello a Varese.  Sabato 14 (dalle ore 10 alle ore 18) e domenica 15 (dalle ore 10 alle ore 18) marzo 2015 terrà, invece, un Seminario Reiki di Secondo Livello. Gli interessati sono invitati ad iscriversi, telefonando o inviando una mail agli indirizzi sotto rimportati, entro il mercoledì precedente le date indicate.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Il Tuishou dello Yiquan: finalità.

Tra gli stili di Wushu (termine cinese composto dai caratteri Wu – militare, marziale e – Shu – tecnica, arte, metodo, tattica – quindi traducibile come “arte marziale”) classificati come “interni”, troviamo lo Yiquan (da Yi – significato, senso, intenzione e – Quan – pugno, pugilato – quindi “il pugilato dell’intenzione”), noto anche come Dachengquan (da Da – grande –, Cheng – riuscire, completare, raggiungere, fondare, stabilire – e Quan – pugno, pugilato – quindi “il pugilato della grande riuscita”, riuscita nel senso di “efficacia”). Per “interni” intendiamo quegli stili che privilegiano il controllo fisico e mentale, sviluppato con opportune metodiche, per ottenere movimenti armonici, flessibilità ed equilibrio da opporre alla forza dell’avversario, neutralizzandola. Sono invece “esterni” quegli stili marziali che enfatizzano lo sviluppo della potenza, della velocità e (in alcuni di essi) di capacità “acrobatiche”.

Nei metodi di allenamento di molte arti interne, e dello Yiquan in particolare (ma anche di alcuni stili esterni: si tratta di un sistema “trasversale”), troviamo il Tuishou (da Tui – spingere, promuovere, dedurre, proporre, eleggere e – Shou – mano, capacità, abilità, trucco – quindi “spingere con le mani” o “abilità nello spingere”).

Spesso i marzialisti si sono chiesti se il Tuishou sia un insieme di metodiche direttamente applicabili alla difesa personale (cioè una vera e propria forma di combattimento, tipo “parata/attacco”) o, invece, un insieme di esercizi che enfatizzano il lavoro sul baricentro fisico, proprio e dell’avversario, da trasferire in modo indiretto, dopo una opportuna introiezione, nelle tecniche di difesa personale o di combattimento libero sportivo.

Alcuni autori propendono per questa seconda interpretazione. In particolare Stefano Agostini, nel suo libro “Kung Fu Yi Quan” (Edizioni Mediterranee) afferma che il Tuishou “non è combattimento”, bensì un esercizio per “sviluppare precise abilità”, che posso così  riassumere (basandomi su quanto da lui scritto):

– la capacità di utilizzare bene il proprio peso;

– la capacità di sviluppare la forza elastica;

– la capacità di proteggere la propria “linea centrale” e di attaccare, con il Fali (da Fa – mandare, inviare, sviluppare – e Li – forza, potenza – quindi “sviluppare la forza” o “inviare la forza”) quella dell’avversario.

Anche Wang Xuanjie, nel testo “Dachengquan” (Luni Editrice), citando lo stesso “codificatore dello stile” Wang Xiangzhai, afferma che lo scopo dello “spingere con le mani” è “proteggere la propria parte centrale e controllare quella dell’altro”, aggiungendo (sintetizzo) che il Tuishou è lo Shili (da Shi – praticare, esercitare, eseguire, mettere in pratica – e Li – forza, potenza – quindi “esercitare la forza”) eseguito da due persone.

Di diversa opinione sembra essere, invece, Yao Chengguang, che nel capitolo dal titolo “Principi di allenamento del tui shou dell’Yi Quan”, inserito nel testo “Yi Quan” (Luni Editrice, libro principalmente basato su scritti di Wang Xiangzhai), parla espressamente del Tuishou come di “una forma di combattimento usata alla distanza corta”. Quando ci si trova, in uno scontro, a contatto con le braccia, è importante, per Yao, la consapevolezza del “vuoto e del pieno”, del “forte e del debole” nell’avversario, per riuscire a controllarlo e ad attaccarlo efficacemente. Questo lo si impara (e lo si attua) attraverso il Tuishou che è un “ausilio del Sanshou” (da San – allentarsi, andare in pezzi, sparso – e Shou – mano, capacità, abilità, trucco – quindi “mani allentate”, termine usato per indicare il “combattimento libero”).

Kenji Tokitsu, nel libro “Shaolin Mon ®” (Edizioni Grafica Comense), pur riferendosi anche ad altre tecniche e metodi di allenamento (interno), fornisce del Tuishou una interpretazione articolata e estremamente interessante, descrivendo le mani e le braccia come “antenne” (similitudine che io ho sentito utilizzare spesso anche nel Wing Chun) che devono “captare” l’espressione energetica dell’avversario, portandola nel proprio Dantian (da Dan – farmaco, elisir – e Tian – campo, terreno – quindi “campo dell’elisir”) che lui chiama, in giapponese, “Tanden” (è il “centro” del corpo, quattro dita sotto l’ombelico, in profondità). Il proprio braccio deve avvolgersi attorno a quello dell’avversario “come una corda” (espressione utilizzata anche da Wang Xuanjie, nel testo citato più sopra). A contatto con l’avversario, l’energia personale viene diretta a partire dal “Tanden”, con la potenza globale del corpo che parte dai piedi e arriva a braccia e mani.

Personalmente ritengo che il Tuishou sia, principalmente, un metodo per sviluppare abilità (e su questo concordo in pieno con Agostini). Però se le mani vengono, chiuse a pugno, “affondate” per colpire la linea centrale dell’avversario, dopo aver “avvitato/avvolto” le braccia attorno alle sue per neutralizzarne l’azione e per penetrare all’interno della sua guardia, è chiaro che già si è entrati in un terreno diverso, che è quello del “combattimento a corta distanza” (come afferma giustamente Yao). Il “problema” del Tuishou sta, per me, nella diffusione del suo impiego sportivo (in competizioni ad hoc): la finalizzazione diventa, in quel caso, “deviata” rispetto all’acquisizione di abilità biomeccaniche e intuitive precise e strumentali al combattimento reale, perché è solo indirizzata alla totalizzazione di un dato “punteggio” (si diventa “abili” in quello e nulla più).

Per concludere vorrei ricordare che il Tuishou viene anche utilizzato come tecnica per migliorare il benessere. In questo caso l’operatore esegue, lentamente, le “rotazioni di base”, col proprio avambraccio a contatto con quello del cliente (che sarà, evidentemente, in deficit di Qi, e potrà restare seduto o anche sdraiato) e si avrà un “trasferimento di Energia” analogo a quanto avviene con alcuni metodi di Qigong (o con l’Yifa, di cui ho accennato in un articolo precedente).

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

 

Si riparte, con vecchie e nuove proposte.

Dopo la pausa natalizia riprenderemo, da lunedì 12 gennaio, con i consueti incontri settimanali.

In aggiunta abbiamo programmato un nuovo corso di Qigong, in collaborazione con l’Associazione Anni Verdi di Casciago: tale corso partirà il 20 febbraio 2015, presso l’Oratorio di Morosolo (frazione di Casciago), e avrà cadenza settimanale (il venerdì, dalle ore 17 alle ore 18.30), sino a fine maggio.

Abbiamo anche ricevuto conferma dell’inserimento delle nostre proposte per incontri di Yiquan e di Qigong nel calendario di “Varesecorsi”, a partire dal 13 aprile 2015. La sede sarà sempre presso Servizi Salute Belforte S.R.L., viale Belforte 178 – Varese.

Stiamo inoltre pensando di attivare un percorso integrato di Tuina e Qigong, rivolto a persone interessate a diventare “Operatori TuinaQigong“, percorso che avrà il vantaggio di fornire in un unico ciclo di studi (quadriennale) competenze, nelle due discipline indicate, in linea con quelle definite dal CTS per le DBN della Lombardia nei “Profili e Piani dell’Offerta Formativa per Operatori in Discipline Bio-Naturali”.

Per avere notizie sempre aggiornate, potete consultare la pagina “Sessioni, Corsi e Corsi Triennali” in questo stesso Sito.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com

Boading Jianshen Qiu: le sfere cinesi di Boading per rafforzare il fisico.

Le sfere di Boading (più precisamente le “Boding Jianshen Qiu”, da Boading – nome della presunta città di origine –, Jian – forte, sano, rafforzare, irrobustire –, Shen – corpo, vita – e Qiu – globo, sfera, palla –, traducibile quindi come “sfere di Boading per rafforzare il corpo”) sono sicuramente tra i prodotti di fabbricazione orientale più conosciuti in Occidente. Spesso oggetto anche di collezione, sono impiegate, in Cina, per eseguire esercizi con le mani che hanno, in realtà, un effetto su tutto l’organismo (o, almeno, su tutto l’arto superiore).

Qual è la loro origine?

Sembra che durante la Dinastia Ming (1368 – 1644) fossero comunemente utilizzate a Boading, città situata a circa 140 chilometri a sud di Pechino, nella provincia di Hebei. Però la loro origine è assai più antica, dato che ne troviamo menzione nel Capitolo 24 del Zhuangzi (testo giunto a noi in una versione, presumibilmente, del III secolo d.C., ma che fa riferimento al Maestro Zhuang, vissuto tra il 369 e il 286 a.C.): “(…) Yiliao, di Shinan, si è limitato a manipolare delle biglie (…)”.

Come sono realizzate?

Anticamente erano forgiate a mano in ferro, acciaio o rame, ma ne esistevano anche versioni in legno e in pietra. Attualmente la produzione è industriale, con impiego di varie leghe metalliche, e le sfere, cave al loro interno, ne contengono una più piccola (o un “campanellino”) e producono un caratteristico suono durante l’esecuzione degli esercizi.

A che cosa servono e come si utilizzano?

Sono impiegate con varie finalità e attraverso diverse modalità, che sintetizziamo di seguito.

Finalità marziali – Nelle arti marziali si utilizzano per irrobustire le mani e il corpo (come negli impieghi legati al benessere, di cui parleremo più sotto), e costituiscono anche un’arma da getto. In quest’ultimo caso, ci si avvale di sfere di metallo “piene”, e vengono lanciate contro l’avversario  singolarmente o due/tre per volta.

Finalità legate al benessere – Per migliorare il benessere, aumentare la vitalità e mantenere (o, entro certi limiti, recuperare) una buona efficienza dell’arto superiore, si impiegano sfere piene o cave, che vengono fatte ruotare (a coppie, terne o anche in numero superiore: dipende dal loro diametro) nei palmi delle mani, in senso orario e/o antiorario. Si  possono anche far ruotare nel palmo di una mano utilizzando le dita dell’altra mano, oppure si possono eseguire esercizi più complessi e articolati, utilizzando le sole dita e una o più sfere. Risulta evidente che tale pratica porta ad irrobustire la muscolatura delle mani e degli avambracci (coinvolgendo parzialmente anche i bicipiti, i deltoidi e altri muscoli delle braccia e delle spalle: dipende dalla postura adottata durante l’esecuzione dei movimenti), e consente una mobilizzazione, sia attiva sia passiva, delle articolazioni delle mani e dei polsi. Il suono prodotto da alcuni tipi di sfere può essere utile, anche, per distrarre la mente dai problemi quotidiani, consentendo un rilassamento profondo (da qui il nome di “Sfere di Meditazione” con cui vengono indicate, a volte, le Boading Jianshen Qiu). Dal punto di vista dell’Energetica Tradizionale Cinese, le Jianshen Qiu producono la stimolazione di alcuni dei punti dei Meridiani Principali che partono dalle mani o vi arrivano (precisamente sono i Meridiani di: Polmone, Ministro del Cuore, Cuore, Intestino Tenue, Triplice Riscaldatore e Intestino Crasso), con un effetto positivo su tutto l’organismo. Le sfere possono anche essere utilizzate, singolarmente, come “Tecnica Complementare” al Tuina (o all’Agopuntura) per stimolare specifici Agopunti (Xuewei), Meridiani o aree del proprio corpo o del corpo di un cliente, imprimendo una pressione e/o una rotazione alla Boading Jianshen Qiu, frapposta tra il palmo e lo zona su cui si sta lavorando. Negli impieghi legati al benessere, così come avviene per gli esercizi di Qigong, è sempre necessario che ci sia una piena consapevolezza del/nel movimento, che deve quindi essere un atto cosciente, meglio se “guidato” da specifiche visualizzazioni.

Finalità comunicative – Nella Cina antica, ruotare delle sfere nel palmo di una mano serviva a comunicare che ci si trovava a proprio agio in una situazione: a questo sembra riferirsi il passo del Zhuangzi sopra riportato. Oggi questa usanza è ormai desueta.

Per info: Pietro Malnati, tel. (0039) 338 98 70 347; email: pietro.malnati@gmail.com; www.studiomalnati.wordpress.com